Valter Giordano, prof Saluzzo che abusava alunne: “Carcere una liberazione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Giugno 2015 9:55 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2015 9:55
Valter Giordano, prof Saluzzo che abusava alunne: "Carcere una liberazione"

Valter Giordano, prof Saluzzo che abusava alunne: “Carcere una liberazione”

SALUZZO (CUNEO) – “Per me l’arresto è stato una liberazione. Come nel primo canto della Divina Commedia, non so ben ridir com’io vi entrai… “. Parla così Valter Giordano, il prof di Saluzzo (provincia di Cuneo) arrestato per violenza sessuale su alcune alunne. Giordano, intervistato da Giusi Fasano per il Corriere della Sera, è tornato libero per buona condotta dopo essere stato condannato.

Ecco alcuni stralci dell’intervista:

“La mia grande debolezza è stata non essere riuscito a controllare me stesso, la mia colpa più grave non aver soppesato con attenzione quello che stavo vivendo, non essere stato sufficientemente lucido nel comportamento che avrei dovuto mantenere in quel contesto. Ho sbagliato a non tener conto del mio ruolo e a non capire che dall’altra parte non ero Valter ma il professor Giordano. In un certo senso mi ero infilato in un tunnel e scavando furiosamente credevo di uscirne, invece più scavavo più ci entravo”.

Anche se non state più assieme da tempo, sua moglie non l’ha mai abbandonata.
“Io prima di parlare di mia moglie dovrei sciacquarmi mille volte la bocca. È straordinaria, una persona grandissima, come lo è mio figlio. La vita ci ha separato fisicamente, ma adesso siamo più uniti di sempre. Io oggi sono sereno e il mio unico sogno è mantenere e meritare la serenità che ho in questo momento”.

Di lei è stato detto e scritto molto. Anche molti dettagli sulla sfera sessuale…
“Ho vinto comunque io perché nessuno ha potuto fotografarmi l’anima…”.

Mai pensato di fare le sue scuse alle due ragazze che l’hanno accusata?
“Quello che c’era da dire è stato detto durante il processo. Mi dispiace per quello che è successo ma sul loro conto preferisco mantenere silenzio e distacco. È una forma di rispetto verso di loro e di difesa verso me stesso”.