Veronica Vain, da Wall Street al porno: “Mi piace troppo il sesso” FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 febbraio 2015 13:58 | Ultimo aggiornamento: 25 novembre 2018 12:54

NEW YORK – Laureata in finanza alla Fordham University e stagista presso la banca d’affari Lazard a Wall Street, Veronica Vain ha lasciato tutto per dedicarsi al porno. “Cosa mi ha spinto a lasciare tutto? Una vita che passavo seduta sotto luci fluorescenti per 8 o 12 ore al giorno, prendendo ordini da gente che con me faceva giochi di potere? Onestamente non amo l’autorità né la monotonia – racconta Veronica Vain intervistata da Daily Beast – Non volevo passare dieci anni dietro la scrivania prima di raggiungere il successo”.

(foto Facebook e Instagram).

Che tipo di lavoro svolgeva a Wall Street?

«La mia azienda aveva una enorme quantità di dati da analizzare e sistemare. Ma avevo anche buone idee e quindi sempre più un ruolo di responsabilità. Volevano che restassi a tempo pieno ma ho scelto un’altra strada»

Cosa l’ha spinta a lasciare?

«A parte riprendermi la vita? Una vita che passavo seduta sotto luci fluorescenti per 8 o 12 ore al giorno, prendendo ordini da gente che con me faceva giochi di potere? Onestamente non amo l’autorità né la monotonia. Non volevo passare dieci anni dietro la scrivania prima di raggiungere il successo».

Perché volgere proprio al porno?

«E’ una cosa personale, non è una decisione che vale chiunque nella mia stessa situazione. Ho cercato molto, in vari settori, e l’industria del porno mi è sembrata davvero qualcosa di diverso. Fa affari esattamente come venti anni fa, solo in un nuovo clima tecnologico. A una come me permette di essere chiassosa, di rottura, con una grande personalità. E poi mi piace davvero tanto il sesso».

Ci sono somiglianze fra il lavoro a Wall Street e quello nel porno?

«No, nemmeno se ti scopi qualcuno in ufficio. Wall Street è più aziendale e si è più cauti per via delle azioni legali»

Ha fatto esperienze alla “Wolf of Wall Street”? Feste selvagge in ufficio?

«Conoscevo chi le faceva ma non erano persone legate al mio lavoro. Esistono. Lì girano un sacco di soldi. Se peschi uno di quei tizi con potere finanziario, libido e testosterone, e gli servi tutto su un piatto d’argento, ecco che segue il caos».

Perché si è fatta selfie nel bagno? Era annoiata?

«No, l’ho fatto di proposito, era questione di marketing. Sapevo l’impatto che poteva avere, se a farlo era una donna istruita con un’occupazione a “Wall Street”. Gli uomini amano la dicotomia. Li conosco, ho fatto la stripper per quattro anni. A loro piacciono le ragazze diverse e irraggiungibili. Adorano fantasticare sulle pollastrelle dietro la scrivania alle quali guardano il culo».

Una mossa astuta. Come è stato fare la prima scena del film?

«Molto divertente. La giornata è trascorsa tra trucco, aggiustamenti, foto. La scena è stata la parte che è durata di meno, ma si tratta di 35 minuti di sesso hardcore. Non sono stata timida, mi sentivo a mio agio».

In questo mese sarà stripper all’“Head Quarters” di New York. Anche questo fa parte del suo piano?

«Certamente. A ballare nude si guadagna meglio che a fare film, e io ho fatto la “pole dance” per diversi anni. Ma per me, al momento, tutto è fonte di soldi».

Cos’altro desidera?

«Non voglio essere solo una pornostar. Ho un background nel mondo degli affari e voglio sfruttarlo. So cosa serve all’industria del porno per aumentare gli incassi e generare prosperità».

Cosa serve?

«Le aziende del porno non conoscono bene il margine di profitto dei loro prodotti. Le vendite non equivalgono necessariamente al profitto, e la pirateria rampante mette in pericolo l’industria. Ho intenzione di utilizzare al meglio il canale, come fanno “Facebook” e “Twitter”, cioè sfruttando al massimo l’appetito degli utenti».

Come ha intenzione di farlo?

«Innanzitutto ho chiuso un accordo con il sito d’incontri “ArrangementFinders.com”, prima società non porno che ha un “product placement” in un film porno. I soldi che queste aziende sono disposte a pagare per essere viste dai nostri spettatori è maggiore del costo di produzione di un film porno. E’ questa la strada».