L’alba del 3 giugno: assalto al Gianicolo. I francesi vogliono la resa di Roma

di Viola Contursi e Roberta Rizzo
Pubblicato il 3 Maggio 2010 14:42 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2020 9:40

(Segue dalla prima puntata)

La difesa di Roma 29 giugno 1949

Il 30 aprile i Francesi partirono da Civitavecchia (dove erano sbarcati cinque giorni prima) e l’esercito si divise in due tronconi: uno si diresse verso il Vaticano, l’altro verso Villa Pamphili. I volontari, dietro la guida di Garibaldi, riuscirono addirittura a riportare una vittoria: bloccarono una parte dei francesi sotto le mura vaticane e costrinsero al ritiro gli altri con un violento contrattacco di Garibaldi in persona sul Gianicolo. A questo punto venne stipulata una tregua. Come racconta Giovanni Costa:

“Nei giorni seguenti venne, da Montecchi nostro con l’inviato della repubblica francese Ferdinando de Lesseps, concluso un armistizio di un mese. Ferdinando Lesseps (1805-1894), che fu poi universalmente noto per l’apertura del canale di Suez (1869) e per aver intrapreso quella del canale di Panama, in conseguenza dello scacco subito dai francesi, che il 30 aprile persero più di mille uomini tra morti, feriti e prigionieri, fu mandato in missione diplomatica a Roma e stipulò coi triumviri una convenzione che avrebbe dovuto praticamente condurre alla cessazione delle ostilità. Ma la convenzione non fu approvata né dal ministero francese, né dal comandante il corpo di spedizione, generale Vittorio Oudinot (1791-1863), il quale, avendo intanto ricevuto rinforzi, ed essendo stato il Lesseps bruscamente richiamato a Parigi, denunziò l’armistizio e attaccò il 3 giugno alla vigilia della sua scadenza”.

Durante la tregua i francesi si riorganizzarono e chiamarono i rinforzi. Nella notte tra il 2 e il 3 giugno ruppero la tregua e giocando sull’effetto sorpresa attaccarono i volontari garibaldini sul Gianicolo. Riuscirono a risalire il colle fino a porta San Pancrazio. Qui, il 3 giugno, si ebbe una sanguinosissima battaglia a villa Corsini che terminò con una dura sconfitta per i repubblicani.

Garibaldini contro francesi - si combatte corpo a corpo a Villa Corsini

Durante la battaglia, inoltre, morì, tra gli altri, il comandante delle truppe dei volontari, colonnello Masina. Racconta Costa:

“Assicuratomi che qui le cose cominciavano ad andar bene, con una vettura rapidamente corsi fuor di Porta San Pancrazio. Vi giunsi nel momento che Garibaldi ordinava ad un piccolo nucleo dei suoi di occupare una Casina che era sopra un prato di fronte al secondo cancello di Villa Pamphili. Unitomi a questo nucleo quando fummo alla Casina ci contammo: eravamo in 17. Già i francesi si preparavano ad attaccarla tentando di circondarla. Noi ci impegnavamo a difenderla, ciò che ci divenne impossibile quando i cannoni cominciarono a mitragliare quella specie di capanna…”.

Roma venne assaltata all’alba del 3 giugno. Il primo obiettivo era la conquista del Gianicolo, monte sopra Trastevere dal quale si dominava la città. Esso venne parzialmente conquistato solo dopo una sanguinosa battaglia, nella quale si distinsero particolarmente i volontari reduci dalla prima guerra di indipendenza, guidati da Garibaldi.

Villa Corsini venne occupata dai francesi e successivamente distrutta. Al suo posto, oggi, sorge l’Arco dei quattro venti, dentro villa Panphili. I garibaldini, invece, riuscirono, in quella battaglia, a trattenere un altro edificio, che poi crollerà alla fine di giugno sotto i colpi dei cannoni francesi. È il Vascello, così chiamato per via della sua forma simile a una imbarcazione. Oggi, a pochi metri da porta San Pancrazio, nel quartiere romano di Monteverde, si possono vedere i resti del Vascello: è rimasta solo la parte di muro che rappresentava le conchiglie attaccate allo scafo.

Con l’attacco del 3 giugno Roma venne, di fatto, circondata e stretta d’assedio. I francesi iniziarono a costruire tutta una ragnatela perfettamente ragionata di trincee attraverso le quali, lavorando di notte, riuscirono ad arrivare indisturbati proprio sotto le mura aureliane, dietro le quali c’erano i garibaldini. Lavorarono ininterrottamente per oltre quindici notti e quindici giorni finché, il 20 giugno, aprirono la prima breccia nelle mura all’altezza dell’attuale villa Sciarra. In quegli stessi punti delle mura aureliane dove i francesi aprirono le brecce possiamo trovare, oggi, delle lapidi che ricordano l’evento.

Il governo della Repubblica Romana guidato da Mazzini rifiutò, ancora una volta, di arrendersi, il generale francese Oudinot riprese con più veemenza il bombardamento: al contrario del precedente, però, esso venne rivolto direttamente sulla città volti ad indurre Roma alla resa. Nel frattempo, le truppe francesi erano riuscite ad oltrepassare il Tevere presso Ponte Milvio, nonostante l’eroica resistenza del Battaglione Universitario dell’Università di Roma la Sapienza. Molti furono gli studenti romani caduti nelle giornate di giugno, compresi i Fratelli Archibugi…

(Continua con la terza puntata…)