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L’accordo Ue in 7 punti: ora l’euro è salvo?

Pubblicato il 10 Dicembre 2011 14:16 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2011 14:16

BRUXELLES – Il vertice europeo è finito, l’accordo a 26 (manca la Gran Bretagna che si è sfilata) prevede misure più dure in termini di controllo contabile per i Paesi membri. Cosa cambia? Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano ha sintetizzato gli esiti del vertice in sette punti.

Perché il vertice è così importante? Perché è un primo passo verso l’Unione fiscale: “A marzo – scrive Feltri – dovrebbe esserci un nuovo trattato che poi dovrà essere ratificato dai 27 Paesi membri dell’Europa”.

Cosa cambia ai Paesi ad alto debito come l’Italia? Prima il Trattato di Maastricht prevedeva un deficit massimo fino al 3 per cento del Pil, ora la soglia di tolleranza è scesa parecchio: solo lo 0,5 per cento.

E chi non rispetta i nuovi vincoli? Prevenzione, controllo preventivo dei bilanci da parte della Commissione Ue. Non è chiaro però come la Ue possa imporre alcune scelte in tema fiscale o di lavoro.

Cos’è Europa a “due velocità”? Il Consiglio europeo prenderà sempre più spesso decisioni in materia di politica economica a maggioranza qualificata, non più solo all’unanimità.

Ci sono gli strumenti per affrontare la crisi di fiducia sui mercati? Bisogna vedere il ruolo di Bce e Fondo Salvastati, l’Efsf che si trasformerà nell’Esm. “Cosa significhi non è molto chiaro – spiega ancora Feltri -. Ma l’Esm potrà intervenire sul mercato primario, cioè alle aste del debito pubblico degli Stati, la Bce agirà per suo conto. Il fondo Efsf dovrebbe aumentare la sua capacità da 440 miliardi a 500, con gli Stati che devono versare subito il 15 per cento della loro quota invece che limitarsi a offrire garanzie”.

E il ruolo del Fondo monetario internazionale? Ci si aspetta in futuro un maggior coinvolgimento del Fmi, soprattutto per i Paesi in difficoltà come Spagna e Italia.

Le banche sono al riparo? Anche questo punto, secondo Feltri, non è molto chiaro. “Il comunicato finale dell’eurosummit corregge quanto dichiarato nel vertice di Deauville nel 2010 da Francia e Germania: il “coinvolgimento dei privati” esplicito nella crisi del debito (cioè perdite per le banche sui titoli di Stato in portafoglio) resta limitato alla Grecia, caso “unico ed eccezionale”. Come dire che le banche non devono preoccuparsi di avere perdite pesanti su altri Paesi, tipo l’Italia. Significa che pagheranno i contribuenti in caso uno Stato annunci il default? E che forma avrebbe questa garanzia pubblica? Mistero. Questo il vertice non lo spiega. Ma le banche sono ottimiste e in Borsa salgono tutte”.