Aquarius verso la Francia, ma Macron chiude i porti. Il Portogallo annuncia: “Ne prendiamo 10”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 settembre 2018 13:49 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2018 16:40
Aquarius verso Marsiglia ma la Francia di Macron chiude i porti: "Tocca all'Italia"

Aquarius verso Marsiglia ma la Francia di Macron chiude i porti: “Tocca all’Italia”

ROMA – “L’Aquarius ha ripreso la navigazione verso nord, in direzione Francia”: lo scrive in un tweet l’Ong Sos Méditerranée. Ma a Marsiglia non troverà né riparo né accoglienza per i profughi, la Francia di Macron non accetta quella che considera la logica del fatto compiuto perché la nave proviene dalle coste libiche e quindi o l’Italia o Malta stanno violando il diritto marittimo. Niente accesso, dunque, porti chiusi anche in Francia. Alla fine, a salvare i profughi in balia del mare sempre più minaccioso ci pensa il Portogallo che annuncia un accordo con Francia e Spagna: “Accoglieremo 10 dei 58 migranti a bordo dell’Aquarius”. Non si sa però in quale porto la nave potrà sbarcare.

Oggi “l’Europa è dieci volte più solidale di quanto non lo fosse in precedenza, è il motivo per cui ridiciamo all’Italia che l’idea di chiudere i propri porti a delle persone in pericolo è contrario al diritto, è contrario all’umanità”: ha detto la ministra francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, intervistata da Sud radio sul caso della nave Aquarius. Ieri, l’Ong Sos Méditerranée ha chiesto alla Francia di aprire il porto di Marsiglia all’Aquarius con 58 migranti a bordo. Una richiesta seccamente respinta da Parigi, che invoca una soluzione europea.

Contrariamente alla Spagna, la Francia non ha mai accettato di accogliere navi umanitarie nei propri porti invocando il diritto marittimo internazionale, secondo cui i naufraghi vanno sbarcati nel “porto sicuro” più vicino. E nel caso specifico dell’Aquarius – ha detto Loiseau – “lo sappiamo tutti”, i porti più sicuri sono “in Italia o a Malta (…) Non possiamo reinventare la geografia”. La ministra si è quindi chiesta che “senso abbia far fare cinque giorni di mare a delle persone che potrebbero farne uno solo, quando l’Europa, già al momento dello sbarco (…) si impegna a ripartire i richiedenti asilo”.

“L’Europa – ha avvertito – è dieci volte più solidale di quanto non lo fosse in precedenza, è il motivo per cui ridiciamo all’Italia che l’idea di chiudere i propri porti a delle persone in pericolo è contrario al diritto, è contrario all’umanità”. “Ciò che deploriamo – ha concluso in un implicito riferimento all’Ungheria di Viktor Orban e ai Paesi di Visegrad che hanno risposto picche al principio di ripartizione dei richiedenti asilo – è che alcuni Paesi europei si siamo tirati fuori da questa solidarietà europea che è indispensabile”.