Adolf Hitler parla, l’intervista 95 anni fa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 gennaio 2018 9:18 | Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2018 9:19
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Adolf Hitler, “Lotta senza quartiere a socialisti ed ebrei…”: l’intervista del 1923 ripubblicata da La Stampa

ROMA – Adolf Hitler, “Lotta senza quartiere a socialisti ed ebrei…”: l’intervista del 1923 ripubblicata da La Stampa. Se desta una certa lugubre impressione osservare come già nel 1923 Adolf Hitler prevedesse il suo destino di dittatore e l’insediamento di un regime totalitario in Germania, non stupisce come sin dal’inizio la sua ossessione politica ed esistenziale fossero gli ebrei accusati di ogni nefandezza.

“Hitler il fascista”, un prezioso documento storico che La Stampa ripubblica oggi a quasi un secolo di distanza, l’intervista al futuro fuhrer quasi miracolosamente ottenuta dal grande giornalista Giulio De Benedetti pubblicata il 28 marzo 1923 sulla Gazzetta del Popolo, avrebbe dovuto intitolarsi “Hitler il veggente”.

Attributo che ricorre, quasi a mo’ di scherno nemmeno troppo trattenuto, per illustrare questa figura esaltata e inquietante, per De Benedetti ancora quasi una macchietta, un personaggio manovrabile e manovrato. Ma nel colloquio che riesce ad ottenere quasi fortuitamente nonostante diversi appostamenti, c’è già in nuce tutto quello che si sarebbe affermato con tragica evidenza.

Ma ieri il caso mi ha aiutato. Mentre stavo discutendo nella redazione del Volkische Beobachter con una banda di esaltati (facce di nevropatici e di cocainomani che mi ricordavano un po’ i cechisti di Mosca) sulla necessità o meno, e della forma più opportuna di ammazzare tutti gli ebrei e tutti i socialisti, ecco comparire Adolfo Hitler. Presentazione rapida: una stretta di mano così energica da indolenzire le dita (anche questo è un segno di forza) ed incomincia l’intervista […]

[…] Mi potrebbe spiegare con chiarezza quale sia il programma immediato del suo partito?

«Lotta senza quartiere ai socialisti e agli ebrei. Distruzione di ogni idea internazionale. Attirare nel nostro movimento le masse operaie. Il concetto monarchia e repubblica ci è indifferente, come non siamo legati ad alcuna confessione religiosa. Vogliamo che il potere dello Stato sia affidato ad una minoranza onesta e capace. Si immagina lei» [si alza in piedi e si pone una mano sul petto] «che io, dittatore, mi lascerò, quando avrò la direzione dello Stato, comandare dal Parlamento e dai così detti rappresentanti del popolo? Io governerò», continua il veggente, «secondo l’ispirazione che mi verrà dall’intimo della mia coscienza…» […]

[…] Non crede che in un momento così grave per i destini del germanesimo, mentre si è riusciti a stento a formare un blocco nazionale contro la Francia, non sia tale azione pericolosa e non possa provocare la guerra civile?

«Noi andiamo diritti per la nostra strada. Siamo convinti che non si giungerà alla liberazione del popolo tedesco se prima non si distrugge il socialismo e l’idea semita. Come si fa a costruire un edificio se non si pongono prima le basi? Ora le basi della nostra liberazione sono la compattezza nazionale, la purezza della razza, l’abolizione del regime democratico… Del resto la lotta contro la Francia è condotta in una forma vergognosamente fiacca…». (Giulio De Benedetti, Gazzetta del Popolo, ripubblicata da La Stampa)