Angela Merkel: “Giovani e vecchi, flessibili tutti”

Pubblicato il 4 Luglio 2013 6:00 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2013 21:02
Angela Merkel: "Giovani e vecchi, flessibili tutti"

Angela Merkel: “Giovani e vecchi, flessibili tutti”

BERLINO – Angela Merkel: “Giovani e vecchi, flessibili tutti”. “Non è intelligente che il diritto del lavoro in alcuni Paesi sia stato reso flessibile solo per i giovani, ma non per i più anziani, che lavorano già da tempo”: l’Europa secondo Angela Merkel deve dotarsi di un mercato del lavoro davvero competitivo perché sia in grado di aggredire la disoccupazione, in particolare quella giovanile. Intervistata da 6 grandi testate europee (per l’Italia La Stampa) il cancelliere tedesco affronta il tema della crescita, spendendo parole e indicando prospettive diverse rispetto al mantra del rigore e dell’austerità intonato fino ad oggi. E’ vero, mancano tre mesi alle prossime elezioni in Germania, vero spartiacque negli indirizzi di politica economica europea per capire se gli Stati avranno meno vincoli per sostenere il sistema produttivo con investimenti pubblici.

I giornalisti invitati al colloquio hanno insistito molto sulla questione: la Conferenza di Berlino sul Lavoro che comincia oggi rappresenta un punto di svolta o è solo l’ennesima vetrina per migliorare l’immagine della Germania? Frau Merkel non si è scomposta minimamente, perché convinta dell’inconsistenza culturale di una contrapposizione tra solidità dei bilanci e crescita, e perché la crisi occupazionale comincia a lambire anche la Germania. Il nemico resta l’eccesso di debito pubblico, l’ipertrofia della pubblica amministrazione che drena risorse altrimenti spendibili, un settore edilizio sovradimensionato: poi non c’è da meravigliarsi se, mettendo mano a queste criticità, cioè tagliando, si entri in una spirale recessiva. Ma bisogna avere pazienza, come è successo per esempio ai paesi baltici.

La “sua” Europa del lavoro non è solo bilanci in ordine e tagli, così come gli investitori stranieri non guardano solo alla salute debitoria degli Stati. E’ il mercato del lavoro che deve modificarsi, essere più mobile, più flessibile, dovremmo dire più americano.

E’ altrettanto decisivo quanto competitivo è un Paese, quante industrie ha e quanto è efficiente la sua amministrazione. Bisogna guardare se l’andamento dei salari e la produttività divergono troppo. Tutto questo lo abbiamo dolorosamente capito in Europa con lo choc della crisi. A quel punto era chiaro che non si poteva andare avanti così. Quindi, ribadisco, la strada imboccata è quella giusta: consolidamento del bilancio da una parte e fondamentali riforme strutturali dall’altra. Da ciò ha origine una crescita sostenibile. E poi ciascun Paese deve chiedersi concretamente con che cosa può guadagnare denaro, quali industrie vuole e quali servizi. Il settore dell’edilizia da solo non potrà farcela, in Germania lo abbiamo visto quando il boom edilizio dopo la riunificazione ha subito ad un certo momento una battuta d’arresto.

Molto interessanti le parole di Merkel sulla sua esperienza di politico/amministratore nei giorni della riunificazione tedesca a caccia di posti di lavoro, in attesa del miracolo che non sarebbe mai arrivato.

In nessun posto si può pensare di eliminare la disoccupazione giovanile in un sol colpo. Le faccio un esempio: dopo l’unificazione tedesca c’è stato un periodo in cui ho sperato che un grande investitore arrivasse nella mia circoscrizione elettorale e mi risolvesse il problema della disoccupazione, che so, al 25 %. Ovviamente quell’investitore non venne mai e in quell’occasione ho capito che la questione andava costruita pezzo per pezzo: dieci posti di lavoro qui, sei lì, cinque da una parte, altri tre da un’altra. L’importante è che sul posto operino consulenti esperti, che conoscono e incontrano regolarmente i giovani. Bisogna da una parte dare loro speranza, ma dall’altro spronarli a impegnarsi personalmente. E come questo possa riuscire al meglio, lo possiamo solo imparare gli uni dagli altri confrontando esperienze pratiche. Qualsiasi struttura centralizzata, sia a Madrid o a Berlino, non potrebbe funzionare.