Barcellona, abolizione corrida: lotta all’ultimo voto

Pubblicato il 16 Dicembre 2009 18:40 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2009 20:33

corridaVenerdì 18 dicembre in Catalogna il Parlamento regionale deciderà se abolire o meno la corrida. È una corsa disperata all’ultimo voto quella che sta avvenendo all’interno dei palazzi della politica catalana e nei corridoi del Parlamento regionale di Barcellona fra i due fronti che si sfideranno nel tentativo di imporre, o bloccare, una decisione che potrebbe avere valenza storica per la cultura e la politica iberica: la prima abolizione della corrida in terra spagnola.

“Taurini” e abolizionisti sono impegnati in una intensa attività di lobbying, convinti che la decisione dei 135 deputati catalani venerdì 18 potrà giocarsi per una manciata di voti. In gioco ci sarà non ancora la legge di abolizione, ma un emendamento globale che punta a dire “no” subito, prima di discuterne, all’Iniziativa Popolare abolizionista firmata da oltre 180 mila persone.

Se passerà l’emendamento, tutto si fermerà e di abolizione non si parlerà per un pezzo. Se sarà battuto, vorrà dire che in Parlamento c’è una maggioranza abolizionista. La proposta di iniziativa popolare diventerà disegno di legge che tornerà alla plenaria in primavera, con la certezza di passare.

All’origine di tutto c’è la “Piattaforma Prou!” (Basta! in catalano) che ha raccolto le 180 mila firme, e vuole fare della Catalogna la prima regione spagnola continentale che vieta la corrida, una istituzione da sempre simbolo della Spagna e della sua identità. Proprio per questo, in una regione sempre più sensibile alle idee nazionaliste catalane e alle sirene indipendentiste, il progetto ha attecchito meglio che altrove. Da anni non ci sono più corride in Catalogna, salvo che nella Arena Monumental di Barcellona.

I “taurini” cercano ora di contrastare l’appello alla fibra nazionale anti-Madrid sostenendo che in realtà la corrida non è affatto una invenzione spagnola. «Fino al XVII secolo c’erano corride in piazza San Marco a Venezia», ha spiegato il capogruppo socialista David Perez, leader “taurino” in Parlamento. Quindi, aggiunge, «solo da una posizione di ignoranza si può dire che è esclusivamente spagnola».

In Catalogna la corrida risale al XV secolo, e agli inizi di quello scorso, solo a Barcellona vi erano ben tre “plaza de toro” attive e la corrida era seguita da tutto il popolo. Perez ricorda come una “brutta” corrida nella Plaza del Toril suscitò una insurrezione a Barcellona alla fine del XIX secolo. «La gente all’uscita era così scontenta che un gruppo di spettatori iniziò una sommossa che degenerò nell’incendio di vari conventi»: così si “esprimeva” la Catalogna anarchica a cavallo fra il XIX e il XX secolo.

Nei giorni scorsi, riporta l’Ansa, ai deputati catalani è giunto anche l’appello di 133 politici del sud della Francia: «Non abolitela», hanno chiesto. La politica catalana arriva spaccata al voto abolizionista. Gli indipendentisti repubblicani di sinistra (Erc, 21 deputati) e gli ecologisti (Ivc, 12) sono a favore. Contro, il Partido Popular (14) e Ciutadans (3).

I due partiti più importanti della Catalogna, i socialisti del Psc (37) e i nazionalisti moderati di Ciu (48), divisi, hanno dato libertà di voto ai loro deputati. Da loro dipenderà il risultato, e la suspense fino all’ultimo.