Fascisti e sfascisti, il peggior 25 aprile… E poi Berlusconi al posto di Napolitano?

di Lucio Fero
Pubblicato il 26 Aprile 2011 16:21 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2011 20:32

(Foto Lapresse)

ROMA – Dopo il peggior 25 aprile da 66 anni, il più istruttivo dei giorni normali, quello che nella sua semplicità annuncia i giorni che verranno. E’ stato il peggior 25 aprile, punteggiato, pieno di fascisti. Quelli che indisturbati tappezzano Roma di manifesti che richiamano, sì proprio richiamano i bei tempi della marcia su Roma con i camion, gli squadristi e i manganelli. Quelli che raccontano che è “data di parte”, solo della “parte che ha vinto”. Fascisti, fascisti ovunque, che non chiedono o reclamano ospitalità e cittadinanza nella Repubblica Italiana ma esigono sia riscritta la storia se non addirittura rigiocata la partita che persero 66 anni fa. Il peggior 25 aprile, punteggiato, pieno di sfascisti. Quelli della antipolitica, del sono tutti uguali, quelli del fischio e dell’invettiva, quelli che si proclamano interpreti del popolo, quelli che si sentono giusti perché sfasciano. Ne trovi, ne vedi ad ogni manifestazione e ricorrenza. Fascisti e  sfascisti: telecamere e piazze aperte per loro in questo 25 aprile, il peggiore. Sarebbero ancora relativamente pochi. Se non fosse che i più sono gli indifferenti e gli ignoranti, quelli che dicono che non è nulla e che non gliene frega nulla e che loro nulla sanno e nulla vogliono sapere. Il 25 aprile dei fascisti, degli sfascisti e degli indifferenti ignoranti, il peggiore.

Poi viene, arriva il giorno normale. Due statisti, due capi di governo, Berlusconi e Sarkozy, che si trovano d’accordo nell’indicare ai rispettivi elettori un colpevole, un capro espiatorio: l’Europa. Dimenticando che l’Europa sono loro, dicono alle rispettive “genti” che tocca all’Europa far sparire gli immigrati. Poche decine di migliaia di immigrati che terrorizzano le rispettive “genti” ed entrambi i governi. Lo statista italiano, Berlusconi, si occupa anche d’altro, della guerra in Libia. Dice, corregge: “Quelli italiani non saranno bombardamenti, ma solo lanci di razzi di precisione”. La differenza, come si vede, è sostanziale. E’ lo stesso statista che aveva giurato “non bombarderemo mai”, lo stesso che aveva confessato: “Ho pensato di dimettermi quando hanno deciso la no fly zone contro Gheddafi”. Uno statista che non ha paura della verità: “Il referendum sul nucleare? Abbiamo visto i sondaggi, la gente era spaventata, per cui ne riparliamo tra due o tre anni”. Come lamentarsi, come non vedere l’astuzia democratica di uno statista che elimina una consultazione popolare perché i sondaggi gli hanno detto che la perderà? Questa non è semplice, ordinaria democrazia, è democrazia preventiva.

Un qualunque giorno normale dopo il peggior 25 aprile. Alla festa dell’antifascismo Berlusconi non è andato perché la sente estranea. Il giorno dopo ha dato un saggio di governo al tempo stesso pragmatico e profondo. Bersani ha detto di provare “un brivido” all’idea che domani Berlusconi possa prendere il posto di Napolitano al Quirinale. Può succedere tra due anni, forse succederà. E, se fosse, cosa succederebbe? Quel che succede in un giorno normale di governo: al posto di un garante delle parti, un uomo, anzi la guida di una parte. Al posto di un notaio, un leader. Al posto di uno che sta dentro le regole e tenta di farci stare gli altri, uno che le regole le riscrive e le riadatta. Al posto di uno che rompe le scatole con l’Europa, uno che con l’Europa ci gioca a slalom e a nascondino. Al posto di uno che vigila sulla regolarità delle procedure che portano alle consultazioni popolari, uno che le revoca, procedure e consultazioni, se i sondaggi sono avversi. Un “brivido”? Catastrofista Bersani, diciamo: un’esperienza, un’esperienza estrema. Nel senso di ultima. Poi il cerchio sarà chiuso e non avremo più 25 aprile “peggiori”. Non lo avremo più e basta, sarà inutile e fuori contesto.