Vertice Berlusconi-Sarkozy, il Messaggero: Draghi il vero prezzo dello scambio

Pubblicato il 27 Aprile 2011 10:20 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2011 10:27

ROMA – Il vertice italo-francese si è concluso tra i sorrisi, con il premier Silvio Berlusconi e il presidente Nicolas Sarkozy che rispondevano ostentando una grande sintonia alle domande dei giornalisti. Il vero scambio tra Berlusconi e Sarkozy, però,  lo si trova al penultimo capoverso di un articolo di Marco Conti pubblicato sul Messaggero di mercoledì 27 aprile.

Grande giornalista, navigatore di lungo corso, Conti da ex direttore di giornale radio, ha centrato il nodo della vicenda Lactalis-Parmalat + clandestini, anche se da vecchio democristiano ha fatto finta di capire un’altra cosa. “Al termine della giornata – scrive Conti nel passaggio chiave del suo pezzo – l’Italia saluta Sarkozy ringraziandolo del via libera a Mario Draghi alla presidenza della Bce. Una candidatura che, per dirla con Sandro Gozi, si regge da sé. Proprio perché sulla nomina di Draghi il Cavaliere non sembra essersi attivato troppo, il vertice di ieri sembra essere più un piacere fatto dal Cavaliere al suo ex avvocato impegnato in una campagna elettorale per le presidenziali 2012 non certo facile”.

Di concreto, infatti, scrive ancora Conti, nel vertice c’è stata solo “la lettera inviata a Bruxelles per rivedere Schengen” mentre Maroni, ipotizza il giornalista, “è sobbalzato sulla sedia quando ha sentito il Cavaliere sostenere giustificato l’atteggiamento della Francia che ha accolto già 50 mila migranti e l’Italia solo 10 mila”.  “Per non essere da meno – chiude ironico Conti – secondo i ragionamenti del Cavaliere dovremmo accoglierne alti 40 mila”.

Quanto ai sorrisi “prestampati” di fine vertice, Conti è spietato con Berlusconi e Sarkozy: “L’entusiasmo con il quale i due leader escono (dal vertice, ndr) è da attori consumati. I due si contorcono in complimenti grazie anche alla padronanza della lingua francese mostrata dal padrone di casa. Eppure sono proprio le comuni radici di centrodestra che rendono evidente come i due siano insopportabili l’uno all’altro”.

A farli andare in qualche modo d’accordo, aggiunge Conti, è il fatto che entrambi si trovano alle porte di una campagna elettorale difficilissima. E poi, martedì, ci si è messa anche l’Opa di Lactalis su Parmalat. Un’azione che ha di fatto cambiato, secondo Conti, l’agenda del vertice, obbligando Sarkozy “a rassicurare il Cavaliere dicendo di non saperne nulla”. Il faccia a faccia, tra Libia, Parmalat e nucleare, è durato due ore. Alla fine, dopo rimproveri e punzecchiature, i due si sono consegnati ai microfoni con sorrisi d’ordinanza, uno Schengen da rivedere e un Draghi da promuovere.

Sempre che i tedeschi diano il loro placet. Cosa, a leggere Stefania Tamburello sul Corriere della Sera, tutt’altro che scontata. Dopo il vertice congiunto, infatti, quella di Berlino è stata una reazione fredda. “La scelta del successore di Trichet sarà fatta a giugno” si è limitato a dichiarare il portavoce di Angela Merkel.