Brexit, documento rinvio firmato da Boris Johnson? Lui smentisce: “New o no deal, ma usciremo”

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 5 Ottobre 2019 12:44 | Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre 2019 12:44
Boris Johnson documento rinvio brexit

Boris Johnson (Foto archivio ANSA)

LONDRA – Il caso Brexit si fa ancora più complicato. Tra le carte di Boris Johnson spunta un documento in cui sarebbe pronto a chiedere un rinvio dell’uscita dall’Unione europea a Bruxelles oltre il prossimo 31 ottobre. Una notizia che il premier Tory ha smentito prontamente, dicendo che “il documento non significa nulla” e che non ci sarà alcun rinvio: “Nuovo accordo o no deal, ma usciremo”.

Rinvio Brexit firmato Johnson? Il documento

Un documento è trapelato da un’aula di tribunale il 4 ottobre e mette in imbarazzo Johnson sulla Brexit. Rivela infatti che il premier Tory, a dispetto dell’insistito impegno a escludere qualunque rinvio dell’uscita dall’Ue oltre il 31 ottobre, è pronto a spedire una lettera a Bruxelles di richiesta formale d’una proroga laddove le sue proposte per un accordo di divorzio dell’ultima ora non producano (come al momento non sembrano poter produrre) uno sblocco del negoziato.

Il documento in questione, presentato dal team legale dello stesso governo di fronte all’Alta Corte di Scozia, arriva nel giorno in cui il governo irlandese definisce il piano Johnson “un passo nella giusta direzione”, precisando tuttavia che sui controlli doganali al confine fra Irlanda e Irlanda del Nord le soluzioni indicate non vanno bene. 

David Sassoli, presidente Pe: “Non è nemmeno una misura”

Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, parla allo Spiegel addirittura di idee che, “almeno nella loro forma attuale, non costituiscono neanche in minima misura una base” accettabile per l’assemblea di Strasburgo. Il testo evoca apertamente la possibilità che l’istanza per un’estensione della Brexit di tre mesi venga presentata – secondo quanto stabilisce la cosiddetta legge anti no deal, o Benn Act, approvata dagli oppositori del primo ministro al Parlamento di Westminster – se entro il 19 l’intesa con i 27 non sarà raggiunta.

Il documento filtrato per mano dei “pro Remain”

A farlo filtrare sono stati alcuni attivisti, giuristi e politici pro Remain, fra cui la deputata indipendentista dell’Snp Joanna Cherry, promotori dinanzi ai giudici scozzesi d’un ricorso che mira a ottenere una pronuncia anticipata sulla portata degli obblighi dell’esecutivo rispetto al Benn Act. E possibilmente un’ingiunzione. La rassicurazione degli avvocati del governo non offre peraltro dettagli sui contenuti della missiva che il premier s’impegnerebbe a inviare.

Johnson smentisce: “New o no deal, fuori il 31 ottobre”

Mentre un portavoce di Downing Street, dopo aver rifiutato di commentare un caso giudiziario “aperto” e ribadito il no a renderne pubbliche le carte, ripete seccamente che Johnson intende far sì che il Regno Unito esca dall’Ue il 31 ottobre “in qualsiasi circostanza”.

Il documento legale secondo cui Boris Johnson s’impegnerebbe a chiedere all’Ue una proroga della Brexit oltre il 31 ottobre, in caso di mancato accordo con Bruxelles, non significa nulla. Almeno non secondo lo stesso premier Tory britannico che stasera twitta secco: “Nuovo accordo o no deal, ma nessun rinvio”.

Parole che confermano innumerevoli dichiarazioni precedenti, contrastando tuttavia col dettato della cosiddetta legge anti-no deal (o Benn Act, dal nome del primo promotore) approvata dai suoi oppositori in Parlamento. (Fonte ANSA)