Brexit, eclissi dell’Italia: con la May trattano Macron e Merkel, Conte obliterato

di Caterina Galloni
Pubblicato il 10 aprile 2019 11:09 | Ultimo aggiornamento: 10 aprile 2019 12:57
Brexit, eclissi totale dell'Italia: con la May trattano Macron e Merkel, Conte obliterato

Brexit, eclissi dell’Italia: con la May trattano Macron e Merkel, Conte obliterato (nella foto Ansa, Theresa May con Giuseppe Conte)

ROMA – Brexit, eclissi dell’Italia: con la May trattano Macron e Merkel, Conte obliterato: questa, per noi italiani, è la amara considerazione finale sulla farsa della Brexit. Considerazione che emerge chiaramente leggendo le cronache inglesi. Scrive il Daily Mail:

Theresa May vola a Bruxelles per chiedere una proroga al 30 giugno. Ma Donald Tusk sarebbe pronto a proporre ai capi di Stato e di governo dell’Ue a 27 di concedere al Regno Unito una proroga lunga ma flessibile, per evitare un’uscita senza accordo. La proroga della Brexit dovrebbe durare un anno, fino al 10 aprile 2020, ma verrebbe interrotta in modo automatico una volta che la Camera dei Comuni sarà riuscita a approvare e ratificare l’accordo di recesso dall’Ue. Secondo Tusk, questa è “l’unica strada ragionevole”. Il presidente dell’UE ha affermato che l’accordo sul ritiro, in fase di stallo, non sarà annullato in nessun caso, compresa l’elezione di un nuovo leader dei Tory. In Europa la May ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron che, sembra, sostengano l’ipotesi di un lasso temporale maggiore. 

Politica da manicomio, così definisce la situazione politica inglese il settimanale Spectator, di cui fu direttore anche Boris Johnson, uno dei più accaniti avversari del primo ministro Theresa May.

I parlamentari britannici hanno appoggiato la mozione del governo su un’estensione fino al 30 giugno. Vale la pena notare che la May ha vinto con il sostegno dei voti laburisti e non quello dei Tory: meno di un terzo dei voti favorevoli provenivano da parlamentari conservatori (131), mentre hanno appoggiato la mozione 223 laburisti.

Per un primo ministro, vincere grazie all’opposizione non è visto bene ma è il genere di situazione che si può ignorare se ha una maggioranza e un partito che lo sostiene.  E’ un risultato che sottolinea quanto sia instabile il governo, sempre che si possa definire governo.

Andrea Leadsom, Leader della Camera dei Comuni e Lord Presidente del Consiglio, ha sostenuto che i leader europei dovrebbero essere pronti a riaprire l’accordo di recesso, nonostante sia stato ripetutamente chiarito sia dalla May che dai 27, che non è possibile. Nel frattempo Huw Merriman, segretario personale di Philip Hammond, in una manifestazione People’s Vote, ha tenuto un discorso in cui ha sostenuto che la “politica da manicomio” vorrebbe rimuoverla dal suo ruolo solo perché stava spiegando il motivo per cui al fine di sostenere la proposta, alla Camera dei Comuni fosse ricorsa alla libertà di voto. Chiunque abbia sofferto di quel genere di malattia che potrebbe condurre nell’equivalente moderno di un “manicomio” potrebbe essere tentato di far notare che il governo della May ha in ogni caso meno senso.

In questo momento i ministri non vedono la May come un leader autorevole, parlamentari spesso osservano che durante le numerose votazioni dei Commons sulla Brexit, il Primo Ministro è una figura molto solitaria. “Nessuno vuole parlarle più”, ha riferito un parlamentare dopo averla di nuovo vista sola. Probabilmente sarebbe più appropriato dire che la May non è mai stata davvero il tipo di persona con cui fare conversazione nel corso di una votazione. (Fonte DailyMail, Spectator).