Brexit, l’Italia si prepara al peggio (no deal): finanza e dogane, carte d’identità e pollo al cloro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 gennaio 2019 13:22 | Ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2019 16:24
Brexit, l'Italia si prepara al peggio (no deal): finanza e dogane, carte d'identità e pollo al cloro

Brexit, l’Italia si prepara al peggio (no deal): finanza e dogane, carte d’identità e pollo al cloro

ROMA – L’Italia si prepara allo scenario peggiore di una uscita non ordinata della Gran Bretagna dalla Ue: una hard-Brexit, cioè la fuoriuscita senza accordo (no deal), provocherà una serie di contraccolpi infinita sulla quale stanno lavorando più una ventina di istituzioni, dagli uffici di Bankitalia al ministero della Salute, dalla Consob al ministero dei Trasporti, dalle Dogane all’ Ivass, dalla Covip alla Farnesina.

Su una mole di dossier aperti sterminata. Sono 600mila gli italiani cui fornire assistenza e tutela: italiani che al pari di tutti gli europei “inglesi” per salvare il loro diritto a restare devono ottenere il cosiddetto “settled status”: chi è in possesso di un passaporto potrà presentare la richiesta online e usare una app per dimostrare la propria identità.

Gli altri dossier riguardano i servizi, la finanza e la sicurezza, dogane e carte di identità (quelle cartacee saranno inservibili). Fino alla sicurezza alimentare, vedi il caso più segnalato dei polli disinfettati con il cloro in arrivo dagli Usa che l’Unione europea ha finora respinto alle sue frontiere e che Londra invece tratterà, coerentemente alle aspettative dei brexiters che contestavano standard di qualità europee troppo elevati e nemici del business.

Stessa istanza per le automobili con i livelli di emissioni inquinanti tollerati con più indulgenza dall’altra parte dell’oceano. Fra Mise, Mit e ministero dell’ Interno – segnala il Corriere della Sera – “è stato stimato il ripristino dei controlli con Londra comporterebbe per i nostri doganieri il 20% in più dei servizi odierni: costi, misure, adeguamento di personale andrebbero approvati in tutta fretta. Oggi ci sono 1,5 miliardi euro di transazioni in entrata dalla Gran Bretagna, di colpo diventerebbero materie di controlli doganali applicati a prodotti extra-Ue”.