Brexit, il Parlamento approva la legge anti no-deal e boccia le elezioni chieste da Johnson

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Settembre 2019 20:02 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2019 23:36
Boris Johnson

Il premier britannico Boris Johnson (Foto Ansa)

LONDRA  – La Camera dei Comuni approva la legge anti-no deal promossa dalle opposizioni e da un gruppo di ribelli Tory (frattanto espulsi) per cercare di imporre un rinvio della Brexit in mancanza di accordo con l’Ue alla scadenza del 31 ottobre. E il premier britannico, Boris Johnson, risponde all’approvazione della legge lanciando a viso aperto la sfida delle elezioni anticipate: con l’obiettivo, problematico al momento, di portare a casa la convocazione delle urne per il 15 ottobre. Ma la Camera respinge anche questa proposta. 

Il testo concepito trasversalmente dai contestatori per provare a fermare la corsa del Regno verso una potenziale hard Brexit ha avuto oggi, senza sorprese, il via libera della Camera bassa. Con uno scarto – 329 sì contro 300 no – che rispecchia quello della prima batosta assestata martedì 3 settembre all’esecutivo grazie anche al voto di 21 conservatori moderati di spicco.

Un risultato che certifica lo sgretolamento della maggioranza di governo, ma a cui il premier Tory non ha alcuna intenzione di rassegnarsi. Lo ha confermato nel suo primo question time da inquilino di Downing Street, ribadendo di non pensare minimamente di farsi dettare la linea dal Parlamento. E di non vedere a questo punto altra strada se non quella del voto politico a metà ottobre.

La legge anti-no deal, definita “una resa”, è denunciata da BoJo soltanto come un tentativo di “minare” il suo sforzo d’ottenere dall’Unione europea un’intesa sulla Brexit “senza backstop” sul confine irlandese (obiettivo su cui del resto

si conferma scettica). Ossia un modo per restare a metà del guado, per mettere le premesse, magari attraverso un futuro secondo referendum, di un tradimento della volontà popolare pro leave espressa nel 2016.

Il tono d’altronde non è più quello dell’istrione capace di battute leggere. Semmai del pretendente leader muscolare. Come conferma il botta e risposta in aula in cui il successore di Theresa May non esita a esibire un certo machismo, attirandosi critiche in serie, per l’uso di epiteti tipo “femminuccia” o “pollastro al cloro” rivolti in particolare verso il capo dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn. 

La replica è più misurata, ma non meno dura. Il premier, reagisce sarcastico Corbyn, non può accusarci di “sabotare un negoziato con l’Ue che non esiste”. E deve garantire il rispetto della nuova legge (dopo il passaggio alla Camera dei Lord e la firma della regina, o Royal Assent, entro la settimana prossima) prima di avere l’ok sul voto. Voto per il quale la mozione di scioglimento della Camera presentata dal medesimo Johnson in serata richiede un quorum dei due terzi. O che altrimenti può essere innescato tramite un emendamento legislativo più semplice, che tuttavia richiederebbe comunque una maggioranza assoluta: impossibile senza almeno qualche pezzo d’opposizione.

In sostanza l’obiettivo di Corbyn – e più ancora di altri laburisti e oppositori di maggior caratura eurofila – pare quello di tenere il governo a bagnomaria e allontanare le urne a non prima di novembre. Anche se non è chiaro come si possa pesare di costringere intanto un premier che ripete senza sosta di voler portare il Regno fuori dall’Unione europea il 31 ottobre a negoziare un rinvio della Brexit per legge. Tanto più sullo sfondo dell’incoraggiamento che a Boris arriva dalla Bank of England (con il ridimensionamento se non altro degli scenari peggiori d’un eventuale no deal). E dell’assoluzione incassata in un primo tribunale, l’Alta corte di Scozia, sulla legittimità della contestatissima sospensione del Parlamento destinata ad andare in scena fra una settimana come che sia. 

Fonte: Ansa