Brexit fa litigare: ministro dell’Interno accusato di bullismo

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 21 Febbraio 2020 8:00 | Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio 2020 20:38
brexit foto ansa

Brexit fa litigare: ministro dell’Interno accusato di bullismo (foto Ansa)

LONDRA – Priti Patel, ministro dell’Interno britannico, è accusata di bullismo. Intanto industrali e agricoltori si stanno rivoltando contro le nuove regole sulla immigrazione volute dalla Patel e dal suo primo ministro Boris Johnson. Dopo Brexit, non saranno ammessi immjgranti senza titolo di studio.

Priti Patel ha sollevato un vespaio per avere preso di mira nientemeno che la potentissima casta dei super burocrati governativi inglesi. La Patel, dopo una lite con il suo più alto funzionario in carica nel ministro dell’Interno, avrebbe cercato di rimuoverlo.  Lo staff, secondo quanto riportato dal Daily Mail, avrebbe accusato il ministro di bullismo e di aver umiliato i funzionari nel corso delle riunioni. Si sono inoltre lamentati del fatto che abbia fatto richieste irragionevoli e creato un “clima di terrore”.

Secondo alcune voci, Sir Philip Rutnam, Segretario Generale, avrebbe sollevato delle preoccupazioni sul trattamento del personale dell’Ufficio di Gabinetto. Mentre il ministro chiedeva la rimozione di Sir Philip, secondo il Times Sir Mark Sedwill, Segretario di Gabinetto, sarebbe stato coinvolto nella disputa. Una fonte autorevole di Whitehal ha riferito che la situazione era diventata “totalmente insostenibile e sul punto di esplodere”.

La scorsa settimana un alto funzionario del dicastero sarebbe crollato dopo una riunione tesa con il ministro riguardante l’espulsione di criminali stranieri in Giamaica. Un team aveva lavorato nel corso della notte per tentare di risolvere la sentenza dell’Alta Corte che vietava la deportazione dei 25 criminali. Durante uno degli incontri, il funzionario si è sentito male al punto da essere ricoverato in ospedale dove gli è stata diagnosticata una carenza di sodio.

Un portavoce del Ministero degli Interni ha dichiarato che non ci sono state denunce “formali” nei confronti di Patel e i suoi alleati hanno respinto le accuse di bullismo, sostengono che il ministro non abbia mai avuto un atteggiamento irragionevole. Sembra che Sir Philip stia scrivendo a tutti i membri senior dell’amministrazione del dipartimento per evidenziare i pericoli dello stress sul posto di lavoro.

La fonte ha aggiunto: “Se ciò fosse accaduto un altro contesto, Philip Rutnam non solo sarebbe stato licenziato ma gli sarebbe stata negata la pensione”. Secondo alcune voci, sembra che abbia detto al team che non ci si poteva aspettare che al di fuori dell’orario di lavoro come da contratto, svolgessero un lavoro “non realistico”.

A luglio 2019 Priti Patel ha sostituito Sajid Javid come ministro dell’Interno: la prima donna di minoranza etnica a ricoprire la carica. Quanto alle nuove regole sulla immigrazione, la scelta di Patel e quasi paradossale. Lei stessa e figlia di indiani che si erano stabiliti in Uganda e da li erano stati espulsi negli anni ’60. In un’intervista radiofonica concessa a Lbc, il 47enne ministro, nata a Londra da genitori di origine indiana, ha ammesso che se il sistema fosse entrato in vigore negli anni ’60 non avrebbe superato la selezione.

Il conduttore Nick Ferrari, di origini italiane, ha commentato: “La famiglia di mio padre era nella ristorazione, dunque in base a queste regole non so se ora vivrei in questo Paese”. Lo vorrebbe per i suoi genitori? Patel ha risposto: “Non si tratta del mio passato o dei miei genitori”.

Ferrari aveva insistito sottolineando il suo background familiare – i genitori arrivarono nel Regno Unito negli anni ’60 e avviarono una catena di edicole – dicendo: “Ma lei non sarebbe qui, ministro dell’Interno”. A quel punto, Patel ha osservato: “Sì, ma non dimentichiamo che non stiamo cambiando il nostro approccio nei confronti dei rifugiati e dei richiedenti asilo, è un sistema basato sui punti per l’occupazione e quel determinato percorso”.

In precedenza, Patel aveva affermato che i genitori “erano stati espulsi dall’Uganda” e “arrivati nel Regno Unito senza niente, hanno lavorato duramente e avviato con successo un’attività commerciale”.

A seguito dell’introduzione del nuovo sistema a punti, i lavoratori del settore agricolo hanno avvertito il ministro che il Regno Unito che si rischia una carenza di personale. I leader del settore agricolo, alberghiero e del sistema di assistenza sono stati tra chi si è scagliato contro il ministro che aveva respinto i timori per la carenza di personale causata dal sistema basato sui punti. Nel corso dell’intervista radiofonica, Patel ha sostenuto che otto milioni di britannici tra i 18 e 64 anni sono “economicamente inattivi” e potrebbero riempire il vuoto causato dal calo di immigranti.

Tesi un po’ assurda. Gli inglesi sono fanmulloni e proprio grazie alla loro riluttanza verso la fatica che tanti indiani come i suoi genitori sono diventati ricchi. Il presidente dell’Unione nazionale degli agricoltori, Minette Batters, ha avvertito che entro il 2021 decine di migliaia di lavoratori migranti stagionali dovranno entrare nel Regno Unito per raccogliere frutta e verdura, anno in cui entrerà in vigore il sistema a punti. Il numero di lavoratori temporanei che possono assumere al di fuori dell’Ue, nell’ambito del regime dei lavoratori stagionali, nella prossima stagione è stato aumentato a 10.000 unità, e secondo la National Farmers’ Union (NFU) quest’anno avrebbe allentato un po’ la pressione. Ma la NFU ha esortato il governo a impegnarsi in un regime completo per il 2021, così che i coltivatori possano reclutare i 70.000 lavoratori stagionali necessari alle aziende britanniche di frutta, verdura e fiori.

Priti Patel è diventata ministro nel Governo di Boris Johnson nel luglio 2019. La famiglia materna del ministro pro-Brexit, era originaria del Gujarat in India, poi si trasferirono in Uganda all’inizio del XX secolo e avviarono un florido commercio. Si trasferirono nel Regno Unito negli anni ’60, prima che nel 1972 gli 80.000 indiani presenti in Uganda fossero espulse dal dittatore Idi Amin.