Brexit, governo inglese vota rinvio al 30 giugno. Ue: “Se non partecipa alle europee fuori il 1° giugno”

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 9 Aprile 2019 21:11 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2019 21:15
Brexit, Gb chiede rinvio. Ue accetta ma senza europee fuori il 1° giugno

Brexit, governo inglese vota rinvio al 30 giugno. Ue: “Se non partecipa alle europee fuori il 1° giugno”

LONDRA – Brexit rinviata. La Camera dei Comuni britannica ha approvato con 420 sì e 110 no la mozione presentata dal governo di Theresa May per chiedere un rinvio all’Unione europea. L’obiettivo è ottenere una proroga flessibile, che Bruxelles sembra essere pronta a concedere, ma a una condizione: “Se non prenderà parte alle elezioni europee, uscirà il 1° giugno”.

La richiesta di un rinvio, l’ennesimo, è arrivato dal governo della May per scongiurare un’uscita senza accordo. Dopo il voto del parlamento inglese, la May chiederà la proroga a Bruxelles durante il vertice Ue del 10 aprile. L’approvazione era scontata, tenuto conto che non erano stati ammessi emendamenti. Contrari in numero significativo solo i falchi conservatori ribelli che contestano qualunque ipotesi di rinvio e vorrebbero un divorzio no deal alla scadenza del 12 aprile.

Alla notizia della richiesta, nella bozza del vertice straordinario della Brexit di cui l’Ansa ha preso visione, si parla di un approvazione alla proroga per permettere la ratifica dell’accordo di divorzio della Gran Bretagna dall’Unione europea: “Se l’accordo viene ratificato prima della data, la separazione avverrà il primo giorno del mese successivo”, si legge nel documento, dove però non è prevista l’estensione massima, che sarà decisa mercoledì al vertice. 

Intanto una cosa è chiara per il Consiglio europeo. Se la Gran Bretagna non prenderà parte alle elezioni europee del prossimo 23 maggio e non ci sarà un accordo, la situazione si mette male per la May. Nella bozza si legge: “Se il Regno Unito sarà ancora un membro dell’Ue il 23 e 26 maggio 2019 e se l’Accordo di recesso non sarà stato ratificato entro il 22 maggio, dovrà organizzare le elezioni per il Parlamento europeo, secondo la legge dell’Ue. Se il Regno Unito non assolve al suo obbligo il divorzio avverrà l’1 giugno 2019”.

I termini del “deal”, però non saranno riaperti, si legge nella bozza: “Il Consiglio europeo ribadisce che l’accordo di recesso non può essere riaperto, e che qualsiasi impegno unilaterale, dichiarazione o qualsiasi altra azione deve essere compatibile con la lettera e lo spirito dell’accordo di divorzio, e non deve danneggiare la sua attuazione. Il Consiglio europeo evidenzia che tale estensione non può essere usata per iniziare i negoziati sulla relazione futura. Tuttavia, il Consiglio europeo è pronto a riconsiderare la Dichiarazione politica sulla relazione futura” (…) se la posizione del Regno Unito dovesse evolvere”

La Gran Bretagna resta dunque uno stato membro dell’Unione europea e potrà revocare l’uscita durante la proroga: “Durante la proroga il Regno Unito resterà uno Stato membro con tutti i diritti e doveri, secondo l’Articolo 50 dei Trattati, ed ha il diritto di revocare la sua notifica in qualsiasi momento”. Bruxelles però ribadisce di attendere un impegno concreto dal Regno Unito: “Sulla base del dovere di sincera collaborazione, il Consiglio europeo si aspetta che Londra rispetti questo obbligo previsto dai Trattati secondo la sua situazione di Stato membro in uscita”. Proprio in virtù di questo suo status – prosegue il documento – “il Regno Unito faciliterà il raggiungimento dei compiti dell’Unione, e si asterrà da qualsiasi misura che possa compromettere il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue”.