Brexit, Theresa May offre le sue dimissioni in cambio dell’ok all’accordo

di Daniela Lauria
Pubblicato il 27 marzo 2019 19:22 | Ultimo aggiornamento: 28 marzo 2019 8:14
Brexit, Theresa May offre le sue dimissioni in cambio dell'ok all'accordo

Brexit, Theresa May offre le sue dimissioni in cambio dell’ok all’accordo

LONDRA – “Sono pronta a lasciare la poltrona in anticipo se passa l’accordo”. Così Theresa May ha deciso di immolarsi sull’altare della Brexit mentre la Camera dei Comuni si appresta a vivere un’altra giornata campale per il divorzio dalla Ue.

Secondo quanto riferito dal deputato conservatore James Cartilage al termine di un incontro con i deputati Tory nel comitato 1922, la May avrebbe formalizzato l’intenzione di dimettersi prima del previsto in cambio d’un via libera della sua rissosa maggioranza all’accordo di divorzio raggiunto con Bruxelles a novembre e già bocciato due volte fragorosamente dai Comuni. Non c’è peraltro l’indicazione d’una data precisa, ma secondo Cartilage la premier ha assicurato una nuova leadership per la seconda fase dei negoziati.

Il cammino del Regno Unito verso la Brexit, avvitato su se stesso, approda oggi nuovamente in un Parlamento deciso a “prendere il controllo” della partita, dopo aver inflitto l’ennesima umiliazione a Theresa May con l’approvazione (329 voti contro 302) d’un emendamento inedito che concede alla Camera dei Comuni il potere autonomo di cercare adesso una maggioranza trasversale a scapito del governo.

Maggioranza ancora del tutto ipotetica su un qualsiasi piano B alternativo all’accordo della May. I deputati sono chiamati ad esprimersi con una serie di “voti indicativi” sul processo di uscita dall’Unione europea, anche se May ha anticipato che non intende accettare passivamente le indicazioni del Parlamento. L’eventuale Piano B che scaturirà dal voto dei Comuni sarà accettato solo se coerente con le indicazioni del referendum del 2016 e con la linea del governo.

Se da un lato i conservatori euroscettici dell’European Research Group, guidati da Jacob Rees-Mogg, di fronte alla prospettiva di un lungo rinvio potrebbero decidersi a votare a favore dell’accordo May, dall’altro gli alleati nordirlandesi del Democratic Unionist Party sembrano essersi sfilati definitivamente dalla maggioranza. I vertici del partito hanno dichiarato che un rinvio della Brexit è preferibile all’attuale accordo, a meno che dal testo non venga eliminata la controversa clausola del backstop sul confine irlandese.

Al di là dell’incontro tra la premier May e il suo gruppo parlamentare, protagonista della giornata è lo speaker dei Comuni, John Bercow: spetta infatti a lui selezionare tra le varie proposte (dovrebbero essere 16) presentate dai gruppi parlamentari e dai singoli deputati da sottoporre al voto dell’aula. Molte delle opzioni presentate dai vari gruppi parlamentari e da singoli deputati si basano sul presupposto che l’accordo di recesso negoziato dalla premier venga approvato nei prossimi giorni, sebbene con modifiche significative alla suddetta clausola di backstop.

Secondo il nuovo calendario fissato dalla Ue, il governo britannico ha tempo fino al 12 aprile per presentare una nuova proposta, se non riuscirà a fare approvare dal Parlamento il testo dell’attuale accordo. Nel frattempo, il governo non ha ancora sottoposto al voto dei Comuni l’emendamento necessario a rinviare la Brexit oltre la data fissata per legge del 29 marzo. L’esecutivo ha però assicurato che anche se il provvedimento non dovesse essere approvato entro la mezzanotte di venerdì, prevarrebbe sulla legislazione nazionale quella europea, che ha spostato la data al 12 aprile. (fonte: Adnkronos)