Brexit senza sbocco. “No deal” più vicino: Theresa May, ancora bocciata, si prepara tagliando i dazi con la Ue

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Marzo 2019 11:09 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2019 14:31
Brexit senza sbocco. "No deal" più vicino: Theresa May, ancora bocciata, si prepara tagliando i dazi con la Ue

Brexit senza sbocco. “No deal” più vicino: Theresa May, ancora bocciata, si prepara tagliando i dazi con la Ue

ROMA – La Gran Bretagna ha deciso che non applicherà dazi sull’87% delle merci importate in caso di uscita disordinata dall’Unione Europea, cioè senza un accordo. Lo ha annunciato il ministro per la Brexit Stephen Barclay in un tentativo di attenuare le conseguenze del peggior scenario contemplato da Londra. La Camera dei Comuni britannica ha infatti bocciato ieri, per la seconda volta, l’accordo sulla Brexit patrocinato dal governo Tory della premier Theresa May.

No dazi dal 29 marzo per un anno. Le nuove norme entreranno in vigore la sera del 29 marzo, se non si riuscirà a varare entro quella data un accordo per l’uscita “regolata” con l’Ue oppure se non passera’ il rinvio della Brexit. Il nuovo sistema sui dazi sara’ in vigore per 12 mesi, si spiega a Londra, in modo da evitare un improvviso balzo in alto dei prezzi di prodotti provenienti dalla Ue che andrebbe a colpire i consumatori britannici e per garantire la catena di approvvigionamento.

Oggi nuovo voto “no deal sì, no deal no”. May ha confermato che mercoledì (oggi, ndr.) intende tornare alla Camera dei Comuni per mettere ai voti una mozione ‘no deal sì o no deal no’. La premier ha aggiunto che lascerà libertà di voto al gruppo Tory, ma che lei resta contraria a un no deal e convinta che esista “una maggioranza a favore di un accordo”. “L’impasse può essere risolta solo nel Regno Unito. I nostri preparativi per un ‘no deal’ ora sono più importanti che mai”, ha dichiarato il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit Michel Barnier su Twitter.

All’inquilina di Downing Street non è bastato il balsamo dei tre documenti allegati agli accordi di novembre concessi in extremis negli ultimi colloqui di Strasburgo dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, a nome dei vertici Ue. Documenti “vincolanti”, nelle rassicurazioni delle parti, per allontanare i timori di molti – unionisti di Belfast in primis – su un futuro ingabbiamento britannico nel meccanismo del backstop (la clausola di garanzia del mantenimento post Brexit di una frontiera aperta fra Irlanda e Irlanda del Nord, nel rispetto dello storico trattato di pace del Venerdì Santo 1998).

Ma il cui peso è stato in ultimo decisamente ridimensionato dal parere giuridico dello stesso attorney general del governo May, Geoffrey Cox: pronto a certificarne il valore solo in termini di “riduzione del rischio legale” di un backstop a tempo indeterminato, non d’azzeramento. Parole che hanno rappresentato una sorta di boomerang, subito accompagnate dal balzo indietro della sterlina. E che la stessa May non è riuscita a ribaltare con gli accorati appelli conclusivi.

(fonte Ansa)