Brexit: a Theresa May lo schiaffo del Parlamento che le scippa il negoziato con la Ue

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 marzo 2019 13:21 | Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2019 13:21
Brexit: a Theresa May lo schiaffo del Parlamento che le scippa il negoziato con la Ue

Brexit: a Theresa May lo schiaffo del Parlamento che le scippa il negoziato con la Ue

ROMA – La premier Theresa May, sebbene ostinata a perseguire la sua linea sulla Brexit e a mantenere in vita un governo ormai con l’acqua alla gola, non avrà l’ultima parola sul negoziato: un emendamento votato ieri concede infatti al Parlamento la possibilità di votare opzioni e piani alternativi, decidendo l’agenda e le priorità delle votazioni sul tema.

In pratica, con l’emendamento del deputato conservatore Letwin (329 sì contro 302 no), il Parlamento, disattendo la linea del premier delle due proroghe concertate con la Ue, potrà domani 27 marzo votare la revoca dell’articolo 50 e quindi annullare la Brexit, oppure autorizzare un secondo referendum, o ancora proporre un nuovo referendum stavolta per decidere se restare nell’unione doganale e nel mercato unico o se optare per l’Efta (insieme a Svizzera, Norvegia, Danimarca…).

Insomma Theresa May ha perso il timone del negoziato con la Ue e sta per perdere anche il governo (ieri si sono dimessi i tre sottosegretari che hanno votato l’emendamento). Governo britannico che si appresta a questo punto a votare in ordine sparso sulle varie opzioni alternative alla linea di Theresa May: al Consiglio dei ministri di oggi in molti chiedono infatti libertà di voto a una premier sempre più sotto pressione. Mentre tornano a salire anche le quotazioni di possibili elezioni anticipate se lo stallo non si sblocca.

Di voto “entro fine anno, o persino in estate”, ha parlato fin dalla notte scorsa il deputato conservatore Andrew Bridgen, convinto che le dimissioni di May possano essere ormai solo questione di quando. Mentre lord Robert Rogers Lisvane, ex alto funzionario della Camera dei Comuni, non esclude a sua volta di qui a qualche mese “elezioni politiche (anticipate) che sarebbero elezioni sulla Brexit”.

Intanto domani Westminster potrà dire la sua e cercare una ipotetica maggioranza trasversale. Le opzioni attese sul tavolo sono quelle di una Brexit più morbida (o nella versione del leader laburista Jeremy Corbyn, con permanenza del Regno Unito nell’unione doganale, o in quella modello ‘simil Norvegia’ del mantenimento di un legame forte con il mercato unico), con o senza successivo “voto popolare confermativo”.

Oltre a quelle radicali di un no deal o al contrario di una revoca secca della Brexit, che appaiono tuttavia al momento più minoritarie. Theresa May ha peraltro già fatto sapere di non considerarle vincolanti, trattandosi di voti indicativi. Senza escludere, tanto più se nessuno dei piani B trovasse una maggioranza, di poter riproporre entro fine settimana il suo accordo.

Accordo su cui del resto alcuni falchi brexiters di spicco finora contrari, come Jacob Rees-Mogg, mostrano in queste ore di poter alla fine convergere di fronte al timore d’una Brexit cancellata o super soft. A maggior ragione se la premier dovesse offrire sul piatto pure un qualche impegno a farsi da parte in tempi certi. (fonte Ansa)