Brexit, Theresa May non molla: ipotesi quarto voto al ballottaggio col Piano B più votato del Parlamento

di Daniela Lauria
Pubblicato il 30 marzo 2019 9:52 | Ultimo aggiornamento: 30 marzo 2019 16:07
Brexit, Theresa May non molla: ipotesi quarto voto al ballottaggio col Piano B più votato del Parlamento

Brexit, Theresa May non molla: ipotesi quarto voto al ballottaggio col Piano B più votato del Parlamento

LONDRA – Theresa May non si rassegna: dopo la terza sconfitta di venerdì alla Camera dei Comuni medita un quarto voto sul suo accordo per la Brexit. Lo affermano fonti di Downing Street secondo le quali la premier britannica non crede che l’intesa sia morta del tutto, come le chiedono di riconoscere le opposizioni, e vuol continuare a cercare consensi alla Camera.

La riduzione dello scarto nell’ultima sconfitta, dai 203 voti di gennaio ai 58 di ieri, fa dire alle fonti che “si sta andando nella giusta direzione”: sebbene l’offerta dell’Ue di rinvio dell’uscita al 22 maggio sia ormai decaduta e a Londra resti tempo solo fino al 12 aprile. Il piano del governo sarebbe ora quella di provare a resuscitare l’accordo riproponendolo la settimana prossima a Westminster in un ballottaggio con il piano B alternativo d’iniziativa parlamentare che dovrebbe emergere dai voti indicativi dell’aula di lunedì.

E’ “probabile che Theresa May ci voglia riprovare”, conferma Laura Kuenssberg, political editor della Bbc. Ma, avverte, “è una decisione presa nel bunker mentre il cerchio si stringe”.

A questo punto la palla torna lunedì al Parlamento, con la seconda fase dei voti indicativi su possibili piani B alternativi. Un’operazione frustrata due giorni fa da un primo risultato negativo, con veti incrociati e un numero di no superiore a quello di sì su ciascuna delle 8 opzioni presentate, ma che potrebbe riportare a galla le soluzioni andate più vicine alla maggioranza. In pole position quella per una Brexit soft con permanenza del Regno nell’unione doganale e di rincalzo quella su un pur problematico referendum confermativo.

Nel frattempo le lancette dell’orologio corrono veloci. L’Ue si prepara a un vertice consapevole che a questo punto la scadenza secca è per il 12 aprile: data entro la quale, in mancanza di un accordo ratificato, il governo britannico dovrà chiedere un rinvio prolungato ancorato a una proposta di soluzione nuova o una svolta politica, oppure disporsi al temuto divorzio senz’accordo: il no deal. (Fonte: Ansa)