Brexit, Westminster vota per il rinvio. Ma Johnson non ci sta: “Non lo chiederò alla Ue” VIDEO

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Ottobre 2019 16:52 | Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre 2019 16:52
Brexit, Westminster vota per il rinvio. Ma Johnson non ci sta: "Non lo chiederò alla Ue"

Il premier britannico Boris Johnson a Westminster (Foto Ansa)

LONDRA – Stop alla Brexit: Westminster ha rinviato il voto sul deal, votando sì all’emendamento che mira ad imporre una proroga. Ma il premier, Boris Johnson, si rifiuta di chiedere un rinvio oltre il 31 ottobre, e annuncia di voler spostare l’accordo sul suo deal alla settimana prossima, allegato alla legislazione connessa.

Il premier conservatore ha detto di non essere “intimorito o sconcertato” dall’atteggiamento del Parlamento, a cui ha rinfacciato di aver “rinunciato all’opportunità di esprimere un voto” decisivo sulla Brexit. Ha comunque aggiunto di voler riportate il deal in aula, allegato alla legislazione connessa, come chiede l’emendamento approvato oggi, “la settimana prossima”, martedì secondo i media inglesi.

Fonti di Dwning Street hanno da parte loro ribadito alla Bbc che Johnson “non chiederà una proroga a Bruxelles” e hanno aggiunto che la lettera potrà essere indirizzata semmai all’Ue dal Parlamento, ma che in questo caso il premier inviterà i leader dei 27 a non concedere l’ulteriore “estensione” poiché a giudizio del governo “non ce n’è bisogno”.

L’emendamento approvato da Wesminster

L’emendamento, promosso dal dissidente Tory Oliver Letwin (che afferma di essere favorevole all’accordo raggiunto dal premier Johnson con l’Ue, ma di voler essere sicuro di evitare ogni rischio di no deal “per errore”) ha avuto il sostegno trasversale di altri ribelli conservatori, degli unionisti nordirlandesi del Dup e della gran parte dei deputati dei partiti di opposizione. L’emendamento ha ottenuto 322 sì contro 306 no.

Esso di fatto mira a imporre una nuova proroga della Brexit: suggerendo la sospensione della ratifica del deal fino all’approvazione di tutta la legislazione connessa, se necessario anche oltre la scadenza del 31 ottobre, contro il volere di Johnson. 

La risposta di Bruxelles 

La Commissione europea “prende nota del voto britannico ai Comuni sul cosiddetto emendamento Letwin, che significa che l’accordo di recesso non è stato votato oggi. Starà al governo del Regno Unito informarci dei prossimi passi il prima possibile”: questo il commento della Commissione europea su twitter.

Le opposizioni

Il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, ha accolto con favore il rinvio imposto a Johnson sul voto sul suo deal sulla Brexit e lo ha ammonito a “rispettare la legge” anti-no deal e a chiedere ora una proroga dell’uscita dall’Ue oltre il 31 ottobre. Il Parlamento “non si farà ricattare”, ha aggiunto. Stesso avvertimento dalla LibDem Jo Swinson e dall’indipendentista scozzese Ian Blackford, secondo cui Johnson “non è al di sopra della legge” e “sarà portato in tribunale” se non chiederà la proroga.

Il voltafaccia degli alleati unionisti nordirlandesi del Dup è stato decisivo per l’approvazione dell’emendamento. I 10 deputati del Dup, che avevano già annunciato il loro no al deal, hanno deciso all’ultimo minuto anche di votare a favore dell’emendamento sgradito al premier e che per ora blocca tutto. Se avessero fatto la scelta opposta, i sì sarebbero stati solo 312 e i no 316. 

Il vice-leader e capogruppo degli unionisti nordirlandesi del Dup, Nigel Dodds, ha rinfacciato al premier di aver in sostanza tradito la promessa di garantire all’Irlanda del Nord lo stesso trattamento del resto del Regno Unito nei rapporti futuri con l’Ue e ha affermato che Belfast – pur destinata a restare nell’unione doganale britannica – “sarà di fatto allineata a tutte le regole doganali” europee. Johnson ha negato che questo sia il caso, parlando di un allineamento limitato a “poche regole” e comunque temporaneo, il cui rinnovo o meno sarà “soggetto al consenso” dell’assemblea parlamentare locale nordirlandese. (Fonti: Ansa, Bbc, Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev)