Bundesbank attacca la Bce e Draghi: “Finanziamenti agli Stati? Come dare droga”

Pubblicato il 27 agosto 2012 10:15 | Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2012 10:16
Angela Merkel - Jens Weidmann

Incontro Angela Merkel – Jens Weidmann (LaPresse)

ROMA – Se la Bundesbank attacca la Bce, alla cancelliera Angela Merkel altro non resta da fare che appoggiarla. Da un lato c’è Mario Draghi, che propone un piano di finanziamenti agli stati europei in crisi. Dall’altro c’è la risposta secca di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, che nell’intervista allo Spiegel paragona gli stati Ue a “drogati” e ribadisce un secco “no” ai finanziamenti.

E se per la Merkel, “paciere” parziale che sostiene la Bundesbank, non bastava il botta e risposta Draghi-Weidmann, ecco che Austria e Csu complicano la delicata situazione. “Diamo alla Grecia fino a 3 anni di proroga per pagare i debiti”, ha proposto Werner Faymann. Ma il vice di Merkel, Roesler, ha subito tuonato: “Basta proroghe”.

Su un solo punto la Merkel non ha dubbi e non vacilla: “La Grecia deve restare nell’Euro, ciascuno dovrebbe pesare molto bene le parole”. Una risposta secca alla Csu, che ne chiedeva l’uscita dall’euro.

BUNDESBANK VS BCE – Weidmann ha detto: “Non bisogna sottovalutare il pericolo che il finanziamento da parte della banca centrale possa rendere dipendenti come una droga, una tale politica è a mio giudizio assimilabile a un finanziamento degli Stati stampando moneta. In democrazia devono essere i Parlamenti, e non le banche centrali, a decidere di una tale condivisione dei rischi. La manna delle banche centrali attirerà avidità senza fine”. Poi aggiunge contro la Bce: “Non sono stato affatto il solo a giudicare criticamente l’acquisti di bond compiuti finora. E in questo modo la Bce non può risolvere durevolmente i problemi, corre invece il rischio di crearne di nuovi”.

Il presidente della Bundesbank, nel caso di uscita della Grecia dall’Euro, auspica che “non si verifichi un’ulteriore perdita di fiducia nell’unione monetaria e che gli obblighi derivanti dai programmi di aiuti mantengano la loro credibilità”. Sul tetto allo spread chiesto da Mario Monti la replica di Weidmann è secca: “Fissare i tassi di inflazione per i titoli di Stato è per me un’idea scabrosa. Non credo di essere il solo ad avere mal di pancia al riguardo. Irlanda e Portogallo hanno già ottenuto rimarchevoli progressi con le loro riforme, valuto positivamente anche le misure prese in Spagna e in Italia. Ciò su cui non sono d’accordo – ha precisato – è il fatto che in questa crisi qualcuno vuole far credere che sia solo la banca centrale a poter impedire un aumento dei tassi di interesse considerato critico. Il modo migliore per ridurre durevolmente lo spread è la decisa applicazione delle promesse e degli accordi”.

“3 ANNI DI PROROGA AD ATENE” – Werner Faymann, cancelliere austriaco, in un’intervista all’Osterreicher, ha detto: “Vedo buone possibilità che si arrivi a un risultato, nel caso della Grecia, per il quale i greci rispetteranno i loro accordi con l’Ue e in cambio otterranno più tempo per ripagare i debiti. La cosa più importante è che i greci rispettino gli impegni sulle riforme e sui tagli di spesa presi con noi. Se questo sarà garantito, sono favorevole a una dilazione sui pagamenti. Potrebbe essere una dilazione di due o tre anni, gli esperti dovrebbero deciderlo”.

IL NO SECCO DI ROESLER – L’ipotesi di una proroga per la Grecia non è andata giù al vicecancelliere tedesco Philipp Roesler, che ha prontamente replicato il suo no: “Non è fattibile. Una permanenza di Atene nell’euro sarebbe auspicabile, ma questa dipende dal mantenimento degli impegni sulle riforme”.

MERKEL “PACIERE” PARZIALE – La Merkel sta con la Bundesbank. E con la Grecia. Ed anche con la Bce. L’obiettivo per Merkel rimane il salvataggio di Atene, che ha dimostrato di sforzarsi “molto seriamente”: “Ogni giorno conta perché Atene incrementi davvero gli sforzi e realizzi ciò che è stato promesso. Attendiamo la Troika. Come ho già detto l’altro giorno col premier Antonis Samaras, ad Atene c’è ancora molto da fare”.

Ma il suo “pieno sostegno” va decisamente a Weidmann: “Credo sia un bene che Weidmann metta in guardia i politici in continuazione. Sostengo Weidmann e credo sia un bene che egli, come capo della Bundesbank, abbia molta influenza nella Bce”. Il rispetto per la Banca centrale europea però non manca: “La Bce è indipendente. Ha però un mandato molto chiaro e strettamente limitato per contribuire alla stabilità della valuta. Io ho fiducia ora come prima del fatto che le sue decisioni siano prese sulla base del suo mandato, e così ha detto anche Mario Draghi”.

Al Csu che chiedeva l’uscita dall’Euro di Atene, Merkel risponde: “C’e’ molto in gioco quando parliamo della Grecia. Ciascuno dovrebbe pesare molto bene le parole. Abbiamo responsabilità gli uni verso gli altri in Europa, che non è’ solo una unione monetaria ma un’unione politica”.

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