Case in vendita solo a chi sa il fiammingo, è polemica in Belgio

Pubblicato il 6 Aprile 2010 - 18:14 OLTRE 6 MESI FA

Bruxelles

Si infiamma nuovamente la polemica nelle difficili relazioni fra francofoni e fiamminghi in Belgio. A scatenare l’ennesima bagarre linguistica è l’iniziativa di alcuni sindaci di comuni della periferia di Bruxelles, già nelle Fiandre, di sollecitare gli agenti immobiliari a vendere abitazioni private solo a chi parli il fiammingo o dimostri di essere disposto ad impararlo.

Secondo la stampa locale, i sindaci di tre comuni hanno concluso accordi verbali in base ai quali gli agenti immobiliari forniscono alle autorità locali l’elenco dei potenziali acquirenti per valutarne la competenza linguistica. Se la valutazione è negativa le autorità locali possono chiedere di optare per altri compratori. La mossa, che punta a limitare l’afflusso dei francofoni e a proteggere il carattere fiammingo della “banlieu” di Bruxelles, arriva in un paese non nuovo a questo tipo di iniziative.

Già qualche anno fa ne è stata adottata una simile per l’assegnazione delle case popolari. Ma questa volta le proteste arrivano anche da esponenti fiamminghi. È il caso dell’ex ministro degli Interni delle Fiandre, Marino Keulen, considerato un falco per essere stato l’ideatore del sistema di accesso limitato alle case popolari. «Questa soluzione è illegale» ha affermato senza mezzi termini, mentre il presidente del partito federalista francofono Olivier Maigain ha minacciato un’azione legale.