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Referendum Catalogna, sale la tensione: arrestato braccio destro del vicepresidente. Proteste in piazza: “Indipendenza”

Catalogna, arrestato braccio destro del vicepresidente. Proteste in piazza

Catalogna, arrestato braccio destro del vicepresidente. Proteste in piazza

BARCELLONA – Questa mattina con un blitz della guardia civil spagnola a Barcellona sono state arrestate quattordici persone tra cui due stretti collaboratori del vicepresidente catalano Oriol Junqueras: Josep Maria Jovè e Lluis Salvadò. 

La Guardia Civil ha perquisito anche gli edifici dell’ufficio delle Entrate, del Welfare e del Centro Telecomunicazioni regionale, mentre ieri gli agenti avevano perquisito una società di posta privata, sequestrando l’80 per cento delle notifiche di convocazione ai seggi referendari destinate agli elettori in vista del voto del 1° ottobre.

Tra gli arrestati ci sono gli stretti collaboratori del vicepresidente catalano Oriol Junqueras, ministro degli Esteri e figura di punta del governo locale: tra cui il braccio destro Josep Maria Jové. Tra gli arrestati anche il direttore del dipartimento di attenzione ai cittadini del governo, Jordi Graell e il presidente del Centro delle telecomunicazioni, Jordi Puignero.

Il presidente catalano Carles Puigdemont ha accusato il governo di Madrid di avere “sospeso di fatto, illegittimamente, l’autogoverno della Catalogna, instaurando uno stato di eccezione: la libertà è sospesa”. “E’ una situazione inaccettabile in democrazia” e “una operazione coordinata per impedire che i catalani possano esprimersi in pace e libertà il 1 ottobre”. Davanti alla Generalitat si sono radunati decine di manifestanti per protestare contro l’azione dei militari. La folla grida “Indipendenza!”, “Vogliamo essere liberi”, “Vergogna!”.

Sulla questione il dirigente della sinistra indipendentista Gabriel Rufian si è confrontato con il premier spagnolo Mariano Rajoy nell’aula del Congresso dei deputati di Madrid con parole durissime: “Tolga le sue sporche mani dalla Catalogna!”.

I deputati indipendentisti della Sinistra repubblicana catalana di Erc hanno poi lasciato l’aula per protesta contro l’azione della polizia spagnola.

La sindaca di Barcellona Ada Colau ha definito “scandaloso” quanto sta succedendo in città: “È uno scandalo democratico che si perquisiscano le istituzioni e si arrestino cariche pubbliche per motivi politici. Difendiamo le istituzioni catalane”.

Nei giorni scorsi il presidente catalano Carles Puigdemont aveva firmato il decreto per convocare la consultazione popolare. Su richiesta del governo spagnolo, la Corte costituzionale ne aveva sospeso l’efficacia: Madrid considera illegale il referendum, e ha fatto capire che non terrà conto dell’esito. Circa 700 sindaci catalani su 948 hanno accolto positivamente la decisione della Generalitat, promettendo di garantire l’apertura dei seggi e il regolare svolgimento delle votazioni. La Procura di Stato nazionale ha aperto un fascicolo nei loro confronti, mentre Madrid ha dato un ultimatum finanziario alla comunità regionale.

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