Cechi, slovacchi, ungheresi: “No quote, migranti via”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Settembre 2015 16:19 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2015 16:22
Cechi, slovacchi, ungheresi: "No quote, migranti via"

Viktor Orban

ROMA – I ministri degli Interni ceco e slovacco Chovanec e Kalinac hanno congiuntamente respinto la proposta della Unione Europea, della Francia, della Germania, dell’Italia e di altri paesi (sostenuta dall’Onu e dagli Usa) di suddividere i profughi tra tutti i paesi europei. Suddividerli per quote secondo Hollande e Merkel “obbligatorie”.

Secondo i governo ceco e slovacco le “quote sono inaccettabili”. Tanto inaccettabili quanti per i due governi lo sono i profughi stessi. I due ministri si sono dilungati un po’ nel definire il sistema delle quote poco chiaro e nel lamentare che non si sa cosa dovrebbero fare i profughi nell’attesa di essere smistati per quote. Insomma i due governi i profughi non li vogliono in casa in quota parte ma non li vogliono neanche per il tempo necessario alla loro eventuale accoglienza altrove. Non li vogliono e basta, neanche dipinti.

Esattamente la stessa posizione illustrata dal ministro degli Esteri ungherese che ha denunciati come i profughi sul territorio d’Ungheria siano “diventati aggressivi” e questo abbia “costretto” le autorità a negare i treni per i loro spostamenti. Il capo della diplomazia di Budapest non senza faccia tosta ha poi spiegato che l’Ungheria rispetta gli accordi europei e sono gli altri, leggi la Germania e la Francia, a non fare il loro dovere.

Si disegna così sulla carta geografica d’Europa una “Cortina del No” che ricalca il tracciato di quella che fu la “Cortina di ferro”. Cortina di ferro disse Churchill per indicare quella calata dal comunismo sovietico sui paesi “fratelli”. Cortina del No, de no ai migranti, ai profughi e più in generale allo straniero quella che oggi va dalla Repubblica ceca alla Slovacchia, dall’Ungheria, alla Bulgaria fino alla Polonia.

Tutti paesi del “socialismo reale” oggi governati da uomini e partiti ultra nazionalisti, sostanzialmente anti Ue, cultori della mistica della terra e del sangue, ostili all’immigrazione. In Polonia Andrei Duda appena eletto presidente della Repubblica incarna ed esalta la Polonia conservatrice se non reazionaria, fieramente contraria a spendere un euro per i profughi. Nella Repubblica ceca Milos Zeman presidente: l’Europa gli fa schifo (definizione sua), l’immigrato pure. In Slovacchia è premier Roberto Fico: i suoi bersagli sono la Grecia sprecona e i migranti succhia soldi. In Bulgaria quasi ogni sindaco le ruspe a demolire le manda davvero, demolire campi roma e campi profughi senza grande differenza. In Ungheria premier Victor Orban è quello che parla più chiaro: “I migranti sono sfida alla purezza razziale”