Conte alla Ue: Se non ci siete, faremo da soli. Bello e impossibile, a meno che…

di Lucio Fero
Pubblicato il 9 Aprile 2020 11:12 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2020 11:12
Giuseppe Conte alla Ue: Se non ci siete, faremo da soli. Bello e impossibile, a meno che...

Conte alla Ue: Se non ci siete, faremo da soli. Bello e impossibile, a meno che… (Foto Ansa)

ROMA – Conte alla Ue, un orgoglioso: se non ci siete, faremo da soli. Un faremo da soli, un dire faremo da soli bello. E impossibile.

La questione con la Ue in realtà non è una questione con la Ue. E’ una grossissima e quasi disperata questione tra Stati sovrani. La Ue, quella che la gente chiama genericamente Europa, ha fatto non poco di quel che poteva, anzi quasi tutto.

Sono i governi nazionali che, facendo più o meno ciascuno professione di “prima i nostri” stanno sfasciando l’immagine e la sostanza della Unione Europea.

La Bce sta facendo, eccome se sta facendo: compra senza limiti titoli di Stato italiani, dà all’Italia la liquidità, i soldi per pagare la spesa corrente. La gente non lo sa, non lo vuol sapere, non lo capisce, nessuno glielo dice, come che sia non fosse per la Bce tra non molto (mesi) stipendi e pensioni non si saprebbe come pagarli.

La Commissione Ue sta facendo, anzi ha fatto: non c’è più il Patto di Stabilità, non ci sono più vincoli europei e una quota parte del bilancio della Ue (poco più dell’uno per cento del Pil dei paesi dell’Unione) sta per essere dirottato su emergenza coronavirus.

Il resto è dovere (o inadempienza) degli Stati sovrani, non dell’Unione.

Infatti se non ci sono più vincoli di bilancio da rispettare l’Italia può indebitarsi quanto vuole. Anzi no, può indebitarsi quanto può. Il paradiso sovranista alla Salvini-Meloni dove ci si indebita quanto si vuole non esiste nella realtà. Altrimenti Salvini e Meloni e tutti quanti non starebbero a condannare l’infamia avarizia dell’Europa del Nord. Se libertà di indebitamento fosse la soluzione, come raccontano da anni i sovranisti in economia, oggi saremmo là dove sognavano di portarci e avremmo in mano la soluzione di ogni problema.

In realtà, come ognun che non sia ebbro di propaganda sa, quindi come pochissimi italiani sanno e vogliono sapere, ci si indebita non quanto si vuole ma quanto si può. Ecco perché l’Italia ha bisogno, come ossigeno, di una qualche garanzia congiunta con altri Stati sovrani su almeno parte del suo debito. Se hai un debito pregresso di, mettiamo, 250 mila euro e chiedi a chi deve prestarti i soldi altro debito c’è o no una differenza se questo altro debito porta la garanzia anche di un altro che ha debiti per cinquemila euro? Se c’è anche questa garanzia, farsi sottoscrivere il debito aggiuntivo sarà più facile e meno costoso. Se questa garanzia non c’è, farsi prestare i soldi per il nuovo debito potrebbe essere molto difficile e troppo costoso, perfino troppo costoso.

La questione Stati sovrani contro Stati sovrani è tutta qui, drammaticamente qui: non chi si indebita o quanto, qui è gioco libero, è sovranità piena. Ma a questa piena sovranità l’Italia rischia forte di impiccarsi. La questione è chi garantisce il debito, il debito aggiuntivo obbligato da coronavirus e conseguente depressione economica e sociale. Stati sovrani contro Stati sovrani: Olanda applica il “prima gli olandesi”, Finlandia e Svezia e Danimarca pure, Germania teme di non farlo e non riesce a non farlo. Tutti sanno che il “prima io” porta tutti alla rovina (qualcuno più, qualcuno meno) ma in molti, troppi, al “prima noi” non riescono a sottrarsi.

E allora Conte lancia il suo bello e impossibile: se non ci siete, faremo da soli. Con un debito pubblico 2020 intorno al 160 per cento del Pil l’Italia così com’è da sola non ce la può fare. Vedrebbe sottoscritte le sue nuove emissioni di debito a tassi di interesse che sarebbe quasi meno peggio una Trojka. Così com’è l’Italia (deficit 2020 sul sette per cento, forse, debito sul 160 per cento, se basta) da sola non ce la può fare. Neanche nell’improbabile caso imparassimo a spendere secondo ragione, ad esempio abolendo Quota 100 per le pensioni. Neanche imparassimo d’incanto tutti l’arte e la virtù del non sprecare denaro pubblico. Neanche se sortilegio benigno facesse svanire ogni corruzione.

A meno che…L’Italia debolissima in termini di finanza pubblica e debolissima in termini di produttività e debolissima in termini di infrastrutture e debolissima in termini di pubblici servizi (amministrazione della giustizia in primo luogo) è troppo debole per potercela fare da sola.

A meno che…a meno che non poggi e sappia usare la sua unica zona di forza: il risparmio privato. Nei conti correnti circa 1.500 miliardi di euro, negli investimenti finanziari circa altri cinquemila miliardi. Convincere i risparmiatori italiani a liberamente e volontariamente dirottare un 15/20 per cento di questa massa di risparmio e ricchezza privata a finanziare il debito pubblico. Convincere ad acquistare titoli pubblici a lunghissima scadenza a rendimento apprezzabile ma non redimibili (cioè senza possibilità di venderli). Convincere con la prospettiva della comune utilità e del comune interesse, perché con quei soldi si finanzia la ricostruzione dell’economia del paese e non l’assistenza ai danneggiati fino a che non finiscono i soldi.

Convincere senza neanche la minima ombra, neanche il falso riflesso del prestito di fatto forzoso o della patrimoniale, misure pro cicliche come dicono gli economisti, cioè che aggraverebbero, qui e oggi, la recessione. Questo è lo a meno che, l’unica condizione in cui l’Italia potrebbe tentare di farcela da sola. Ma manca, in toto, un ceto politico capace di pensare così, rischiare così, convincere così. Manca l’autorevolezza e la cultura e mancano anche le competenze nel ceto politico che c’è, in cui peraltro abbondano le ideologie (rozze ma pur sempre ideologie) contrarie e opposte al da farsi.

E manca l’opinione pubblica, il popolo, la gente pronti ad accogliere, comprendere, partecipare ad un piano del genere. Non c’è più né popolo né opinione pubblica né gente che abbia voglia e testa di concepire utilità differita e interesse generale, decenni di pessima pedagogia sociale hanno fatto in pieno il loro lavoro. Popolo, gente e pubblica opinione per metà si attende di essere assistita più o meno a vita dallo Stato e per l’altra metà vuole che lo Stato ci metta dei soldi e poi si faccia il più possibile da parte. Di collaborare, partecipare, essere cosa pubblica insieme, di rimettere in piedi il paese, anzi di rifarlo dove occorre anche meglio rifatto, ricorrendo anche alla ricchezza privata…nessuno o quasi ci pensa davvero o davvero sarebbe disposto.

Eppure è l’unico e il solo a meno che che renderebbe possibile tentare il facciamo da soli. Altrimenti bello e impossibile.