Coronabond, Conte chiama, risponde solo Von der Leyen. Sarà il coronavirus a convincere i tedeschi?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Marzo 2020 14:01 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2020 16:52
Coronabond, Conte chiama, risponde solo Von del Leyen. Sarà il coronavirus a convincere i tedeschi?

Il presidente del Coinsiglio Conte con il presidente della Commissione Ue von der Leyen (Ansa)

ROMA – La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, apre ai Coronabonds, l’emissione di obbligazioni comuni per la zona euro sotto un’unica insegna europea. Che sia un’apertura di circostanza alla pressante richiesta del presidente del Consiglio italiano lo vedremo comunque solo alla fine di un duro negoziato, e dire che la misura avrebbe tutti i crismi dell’urgenza e dell’immediatezza.

Coronabond –  sia pur temperato dall’emergenza sanitaria – sempre vuole dire eurobond, cioè mutualizzazione del debito. In nord Europa il classico drappo rosso per il toro. Anche perché il coronabond che ha in mente Conte sarebbe sciolto da clausole o condizionalità, vale a dire l’occhiuto controllo europeo sui conti, troijke più o meno mascherate, vincoli di bilancio per cui il solito circolo vizioso austerità tasse recessione

Gli analisti di Goldman Sachs la vedono dura, sono scettici. I paesi del Nord, Germania in testa, avranno dovuto già ingoiare il potenziamento del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) che presterà soldi a pioggia e senza troppo badare a chi. A meno che non abbia ragione Paolo Gentiloni, sarà la presa di coscienza definitiva dell’Europa sul coronavirus a fargli cambiare idea. 

Von der Leyen “Se i Coronabond aiutano, perché no?”

In un’intervista alla radio Deutschlandfunk, la presidente ha detto che “stiamo guardando a tutti gli strumenti e qualunque aiuto verrà utilizzato” per mitigare le conseguenze economiche dell’epidemia. “Questo vale anche per i Coronabonds, se aiutano e se sono correttamente strutturati, saranno usati”, ha detto.

Freddo il Ministero delle Finanze tedesco

Da Berlino, la reazione del governo è molto più tiepida, la risposta è interlocutoria per non dire no, il momento è grave. “Si farà quel che si deve per uscire dalla crisi del coronavirus, ma è ancora “aperto” lo scambio “su quali saranno alla fine le misure”. È quello che ha detto il portavoce del ministero delle finanze tedesco.

Conte: Eurobond senza condizioni per nessuno

Il Presidente Conte, nell’intervista al Financial Times in cui ha chiesto con forza sull’introduzione di un eurobond, ha sottolineato che la forza che l’Europa ha dimostrato con le scelte di politica monetaria deve dimostrarla anche con la politica fiscale.

Innanzitutto, introducendo un bond europeo per finanziare le spese per combattere le conseguenze economiche e sanitarie del coronavirus. In secondo luogo, si può anche pensare di utilizzare le risorse del MES trasformandolo in una sorta di “coronavirus Fund” perché le sue risorse possano essere utilizzate da tutti gli stati europei per fronteggiare gli effetti economici prodotti dalla pandemia. Queste risorse devono pertanto essere concesse a tutti gli Stati, senza alcuna condizionalità presente o futura.

Gentiloni: “Sarà il Coronavirus a convincerli”

Il commissario europeo Paolo Gentiloni sposa in pieno la linea Conte. Gli eurobond, o Coronabond,  – ha spiegato – “devono essere lanciati da strutture finanziarie perché sono titoli finanziari europei. La struttura più adatta per lanciarli è il Mes”.

Ma a livello di dibattito “non ci siamo ancora, è inutile dire cose che non sono ancora nelle decisioni prese, la discussione deve andare avanti. Temo che con l’evoluzione della pandemia aumenterà anche la consapevolezza di tutti che bisogna reagire anche con strumenti finanziari”, ha aggiunto.

Goldman Sachs scettico: “Significa mutualizzazione del debito…”

In un passaggio del loro report dedicato delle misure fiscali annunciate nell’Eurozona gli analistidi Goldman Sachs si dicono “scettici sul fatto che i governi si accordino su un ‘coronabond’ comune poiché i paesi del Nord (compresa la Germania) lo vedrebbero probabilmente come un primo passo verso la mutualizzazione del debito”.

D’altra parte, aggiungono gli analisti, “stiamo vedendo un certo slancio verso una riforma aggiuntiva del Meccanismo Europeo di Stabilità per fornire linee di credito con condizioni meno stringenti nel contesto attuale, anche se tale progresso richiederà probabilmente tempo”. (fonte Ansa)