Coronavirus, lettera di 12 politici italiani. Giampaolo Scacchi: agitano Olanda e Germania sui coronabond

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 1 Aprile 2020 14:13 | Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2020 14:13
Coronavirus, lettera di 12 politici italiani. Giampaolo Scacchi: agitano Olanda e Germania sui coronabond

Coronavirus, lettera di 12 politici italiani. Giampaolo Scacchi: agitano Olanda e Germania sui coronabond

Coronavirus e coronabond, in Olanda la maggioranza è spaccata. Montano le critiche al primo ministro sulla intransigente posizione anti italiana, rivela Giampaolo Scacchi.

Sembra avere avuto la lettera aperta di 12 esponenti politici italiani a un giornale tedesco che ricorda le colpe olandesi in materia fiscale. E ricorda anche il regalo fatto dagli altri Paesi, Italia inclusa, alla Germania, sui debiti di guerra.

La lettera è stata pubblicata dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung. Primo firmatario è l’eurodeputato Carlo Calenda. Seguono due presidenti di regione, Stefano Bonaccini (Emilia-Romagna) e Giovanni Toti (Liguria), nove sindaci: Luigi Brugnaro (Venezia), Marco Bucci (Genova), Valeria Mancinelli (Ancona), Virginio Merola (Bologna), Giuseppe Sala (Milano), Emilio Del Bono (Brescia), Sergio Giordani (Padova), Giorgio Gori (Bergamo), Francesco Italia (Siracusa).

Principale obiettivo dell’attacco è l’Olanda, individuata come Paese guida del fronte anti italiano, cui la Germania si adegua.

Proprio l’Olanda, però, è 

“il Paese che attraverso un regime fiscale ‘agevolato’ sta sottraendo da anni risorse fiscali a tutti i Paesi europei. A farne le spese sono i nostri sistemi di welfare e dunque i nostri cittadini più deboli, quelli che oggi sono più colpiti dalla crisi”.

Quanto alla Germania, la lettera dei 12 italiani ricorda come “nel 1953 a Londra, 21 Paesi (tra cui Francia, Italia, Spagna e Belgio) consentirono alla Germania di dimezzare il debito e di dilazionare i pagamenti del debito restante.

In questo modo, la Germania poté evitare il default. 

“Il debito della Germania dopo il 1945 era di 29,7 miliardi di marchi di allora. La Germania non avrebbe mai potuto pagare. 

“Di quella decisione dell’Italia siamo ancora oggi convinti e orgogliosi”. 

Ma, è l’implicita richiesta ai tedeschi, comportatevi con coerenza. Tanto più che, 

“in questo caso, con gli eurobond dedicati al coronavirus non si cancelleranno o mutualizzeranno i debiti pregressi”.

La lettera aperta, pubblicata su uno dei giornali che fa più opinione in Europa, ha certamente contribuito a provocare la reazione della parte migliore della politica olandese.

 Per questo, secondo il Financial Times, il Primo Ministro olandese Mark Rutte, nel suo Paese sta affrontando il dissenso per la linea dura sui coronabond. L’Europa del sud è stremata e i partner della coalizione chiedono a Mark Rutte di rivedere la presa di posizione.

Dei quattro partiti che compongono il governo olandese, due hanno preso le distanze da Mark Rutte e Wopke Hoekstra.

Hanno chiesto ai Paesi Bassi di sostenere i piani di finanziamento dell’UE per aiutare l’Italia e le altre economie devastate dalla pandemia.

Le loro voci si uniscono ai crescenti appelli all’interno dell’establishment politico ed economico olandese affinché il Paese riconsideri il veto di vecchia data sulla mutualizzazione del debito dell’Eurozona e sul ruolo di alleato più affidabile della Germania contro il federalismo fiscale.

“L’Italia è in pezzi. Il primo messaggio, per quanto mi riguarda, sarebbe:”ti aiuteremo”, ha dichiarato Gert-Jan Segers, leader dell’Unione Cristiana, partner minore della coalizione di governo.

Segers non si è spinto al punto di chiedere i coronabond, ma ha esortato il governo a sostenere un “Piano Marshall” per le economie dell’Europa del Sud.

Rob Jetten, leader del Partito Democratico 66, sempre parte della coalizione, ha avvertito che “l’ottusità minaccia di provocare un grave disastro diplomatico”.

Perfino gli ex capi e l’attuale della banca centrale del paese – di solito a baluardo dell’ortodossia economica – hanno respinto la linea di Rutte.

“Ripugnante” e “assurdo”: così è stato etichettato Hoekstra mentre invitava Bruxelles a indagare sul motivo per cui alcune economie non avevano protezioni fiscali che mettessero in grado di affrontare una crisi.

I commenti del ministro delle finanze olandese sono stati ovunque considerati come parole d’accusa contro l’Italia per non essere riuscita a ridurre il debito e il deficit nei periodi economici favorevoli.

“Questa meschinità minaccia il futuro dell’UE”, ha dichiarato il primo ministro portoghese Antònio Costa.