La Corte tedesca contro il bazooka di Draghi: minaccia l’indipendenza Bce, umilia la giustizia europea

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Maggio 2020 9:41 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2020 10:43
La Corte tedesca contro il bazooka di Draghi: minaccia l'indipendenza Bce, umilia la giustizia europea

Dalla Corte costituzionale tedesca altolà al bazooka della Bce (Ansa)

ROMA – La Corte costituzionale tedesca ipoteca la politica di quantitative easing della Bce, il cosiddetto “bazooka” dell’epoca Draghi.

Con una sentenza che può avere grosse conseguenze su come l’Europa uscirà dalla crisi del coronavirus e gestirà l’enorme mole di debito lasciata sul campo: i giudici danno tre mesi di tempo al Consiglio direttivo per “una nuova decisione che dimostri che il ‘Pspp‘ non è sproporzionato nei suoi effetti economici e di bilancio”.

Altrimenti la Bundesbank non potrà più parteciparvi.

Nel mirino il “bazooka” di Draghi del 2015

Il Pspp (Public Sector Purchase Programme) è il programma di acquisti di titoli pubblici avviato dalla Bce con Mario Draghi nel 2015, piano oggetto del ricorso discusso dalla alta corte tedesca.

Non è stato oggetto di discussione invece l’ultimo piano di Draghi, il Pepp, quello da 750 miliardi di acquisti per far fronte alle conseguenze della pandemia.

E’ per questo che il ministro italiano dell’Economia Gualtieri si è affrettato a dire che “la sentenza non avrà alcuna conseguenza pratica”, visto che conferma la legittimità di fondo del ‘Pspp’ e “non riguarda in nessun modo” il ‘Pepp’.

Il nodo: la Bce non è nata per “chiudere gli spread”

Alla fine, il nodo da sciogliere resta sempre lo stesso: se la Bce – usando l’espressione della presidente Christine Lagarde – sia qui per “chiudere gli spread” oppure no.

Che, letta da Karlsruhe (sede dell’alta corte tedesca), equivale a chiedersi se la Bce, mentre combatteva la deflazione ieri, e lo shock da lockdown oggi, non stia facendo finanziamento monetario ai Paesi ad alto debito.

E poi ci sono le conseguenze istituzionali.

Dalla Corte tedesca colpo all’indipendenza della Bce

A partire dal monitoraggio della Bce demandato dai giudici a Parlamento e governo tedesco, paradossale vista la storia tedesca.

Tanto che il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, è costretto a ricordare che “la Bce è un’istituzione indipendente.

La sua indipendenza è alla base della politica monetaria europea”. 

La Commissione Ue: “La legge europea prevale su quelle nazionali”

E poi c’è l’umiliazione, sul piano giuridico, inflitta alla Corte di giustizia europea, la cui sentenza del 2018 a favore della Bce è giudicata dai colleghi tedeschi “insostenibile”.

Tanto da costringere un portavoce della Commissione Ue a riaffermare “il primato della legge europea, e il fatto che le decisioni della Corte europea sono vincolanti su tutte le corti nazionali”.

E se fosse un’opportunità per i coronabond?

Tuttavia, la sentenza, che mira a far definitivamente chiarezza sui limiti all’azione della Bce, potrebbe rivelarsi un’opportunità per l’Italia e i paesi del Sud, costringendo l’Europa ha adottare i cosiddetti Recovery Fund.

Cioè un fondo garantito dal bilancio dell’Unione europea da utilizzare per l’emissione dei sospirati “recovery bond”

L’idea, lanciata dalla Francia, prevede in pratica di superare l’impasse senza guardare al passato, e cioè alla condivisione dei debiti pregressi, ma al domani attraverso la condivisione del rischio comune solo futuro.

Al momento, però, possiamo registrare per certo solo il rinascente nazionalismo germanico

Il ministro delle Finanze bavarese Albert Füracker, esponente del “nuovo nazionalismo democratico tedesco” (per usare l’espressione di Federico Fubini sul Corriere della Sera), ha definito la sentenza di Karlsruhe, “un risonante schiaffo in faccia alla Corte europea”. (fonti Ansa, Sole 24 Ore, Corriere della Sera)