Ebrei e shoah, il tedesco der Spiegel attacca: senza i “Komplizen” in tutta Europa, lo sterminio non sarebbe stato così grande. Ricordato il rifiuto dei militari italiani

Pubblicato il 17 Maggio 2009 18:50 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2009 19:49

hitlerUna chiamata di correità a nome dei tedeschi è fatta dal settimanale der Spiegel, nel suo numero in edicola lunedì mattina.

L’Olocausto è stato voluto e iniziato dai nazisti, ma senza la collaborazione attiva di larghi strati della popolazione di molti paesi europei non avrebbe mai potuto assumere la dimensione spaventosa che ha avuto. Der Spiegel rompere il tabù,  appoggiandosi alle tesi sostenute da alcuni storici tedeschi, ma prendendo lo spunto dall’estradizione in Germania di John Demjanjuk. Il  titolo di copertina è: “I complici – Gli aiutanti europei di Hitler nello sterminio degli ebrei”.

Lo storico Michael Wildt sostiene che “i tedeschi da soli non sarebbero stati in grado di mettere in atto lo sterminio di milioni di ebrei”, mentre il suo collega Dieter Pohl stima in 200mila gli aiutanti non tedeschi, un numero uguale a quello degli aguzzini tedeschi e austriaci, che hanno “preparato, appoggiato ed eseguito le azioni di sterminio”. Lo ‘Spiegel’ scrive che “gendarmi ucraini e poliziotti lettoni, soldati romeni e ferrovieri ungheresi, contadini polacchi e impiegati del catasto olandesi, sindaci francesi, ministri norvegesi, soldati italiani (cioè i repubblichini di Salò), tutti hanno collaborato all’Olocausto”.

L’antisemitismo nell’europa dell’est era molto diffuso e radicato. Non tutti sanno che i pogrom, cioè raid contro gli ebrei che si concludevano con morti e feriti e la fuga dei superstiti, iniziarono in Russia e nell’attuale Ucraina già sotto gli zar. Stalin fu un grande persecutore di ebrei, ma vinse la guertra e nessuno ne ha mai parlato. L’ultimo massacro di ebrei non fu perpetrato dai tedeschi ma dai polacchi.

Sui “killing fields” dell’Europa dell’est, sottolinea il settimanale, “ogni poliziotto tedesco era affiancato da dieci aiutanti locali”. Lo storico americano Raul Hilberg ha scoperto che in percentuale della popolazione, il numero più alto di aguzzini è stato riscontrato in Lettonia, quello più basso in Danimarca. Proprio l’esempio danese dimostra che se le altre popolazioni avessero adottato il loro comportamento di sostegno agli ebrei, l’Olocausto non si sarebbe verificato.

Dei 7500 ebrei che vivevano in Danimarca, il 98 per cento è riuscito a sopravvivere, mentre la stessa cosa è riuscita solo al 9 per cento degli ebrei olandesi. Di fronte a questi dati lo storico tedesco Götz Aly avanza la tesi che la Shoah è stata presumibilmente “un progetto europeo, che non si può spiegare soltanto con le speciali premesse della storia tedesca” ed aggiunge che l’Olocausto non ha rappresentato solo il punto più basso della storia tedesca, “ma anche di quella europea”.

Nel suo lungo articolo lo ‘Spiegel’ fa un’encomiabile eccezione per l’Italia, sottolineando che “tra gli italiani l’antisemitismo non era molto radicato ed era di fatto ordinato dall’alto, per riguardo ai tedeschi. Per questo non fu un caso isolato quello del comandante militare italiano di Mostar, in Bosnia, che si rifiutò di prelevare gli ebrei dalle loro case, giudicando queste azioni ‘non compatibili con l’onore dell’esercito italiano'”. Rimane il fatto, conclude il settimanale, che “a partire dal 1943 il regime marionetta di Benito Mussolini (cioè la Repubblica di Salò) partecipò attivamente alla persecuzione degli ebrei italiani, 9000 dei quali vennero spediti a morire”.