Elezioni Danimarca, vince il centro-sinistra: punta su welfare e dura politica anti-immigrazione

di Caterina Galloni
Pubblicato il 5 giugno 2019 19:35 | Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2019 0:25
Danimarca, elezioni. Favorito centro-sinistra per politiche welfare e migranti

Elezioni Danimarca, partito centro-sinistra favorito: punta su welfare e dura politica anti-immigrazione (Foto Ansa)

ROMA – In Danimarca i socialdemocratici di Mette Frederiksen vincono le elezioni. I socialdemocratici in Parlamento si confermano primo partito con il 26%, pur perdendo lo 0,3% rispetto alle elezioni del 2015. Ma, al contrario di quattro anni fa, questa volta potranno contare sul sostegno di altre forze di sinistra in crescita per raggiungere la maggioranza di 90 seggi su 179.

Il premier uscente danese, il conservatore Lars Loekke Rasmussen, ha ammesso la sconfitta e ha annunciato le dimissioni.

La vittoria del partito socialdemocratico danese, di centro-sinistra, è una lezione per la sinistra europea, a cominciare da Germania e Italia, dove invece i due principali partiti di sinistra, la Spd e il Pd, stanno perdendo voti in modo significativo. In Danimarca, il centro sinistra si è spostato a sinistra sul welfare e a destra sulla immigrazione.

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I risultati previsti sono dovuti all’adozione, da parte dei principali partiti danesi, di dure politiche anti-immigrazione in precedenza appannaggio dell’estrema destra, che immigrati e attivisti dei diritti umani ritengono abbiano portato a una crescita di abusi e discriminazioni razziste. 

Il Partito liberale, il cui leader è Rassmussen, e i socialdemocratici hanno entrambi abbracciato misure ampiamente criticate in materia di immigrazione, sostenendo tuttavia che fossero necessarie per proteggere il sistema sociale del Paese e al contempo per facilitare l’integrazione degli immigrati e rifugiati già presenti sul territorio.

Ma i casi di discriminazione sono aumentati e il numero di crimini di odio, registrati dalla polizia danese, scaturiti da discriminazioni razziali e religiose sono probabilmente inferiori alla cifra reale: non tutti gli episodi sono segnalati ma i casi casi registrati sono passati dai 228 del 2017 ai 365 del 2018.

Con una nuova e severa normativa mirata a scoraggiare ulteriori immigrazioni extraeuropee, il ministro dell’immigrazione, Inger Støjberg, ha deciso di installare un contatore sul sito web del ministero: mostra che il governo ha inasprito la legge 114 volte. Molte misure, alcune delle quali sono state fortemente criticate dagli attivisti danesi per i diritti umani e dall’UNHCR, sono state sostenute non solo dal DPP, Partito del Popolo Danese di estrema destra, alleato chiave che sostiene il governo di minoranza di Rasmussen, e dai socialdemocratici. 

Il partito di centrosinistra ha ripetutamente respinto le critiche affermando che era necessario. “Non si è una persona cattiva solo perché si è preoccupati per l’immigrazione”, ha detto Mette Frederiksen, leader del partito, durante un recente dibattito. I sondaggi indicano, tuttavia, che la dura presa del partito di centrosinistra ha spinto alcuni elettori a passare il loro sostegno al DPP, che deve affrontare  una dura sfida con due nuovi piccoli partiti di estrema destra, tra cui Stram Kurs, che vuole che l’Islam sia messo al bando e i musulmani deportati e il cui leader è accusato di legami col nazismo e di aver bruciato delle copie del Corano.

Anche i socialdemocratici hanno ottenuto il loro sostegno promettendo di aumentare la spesa pubblica a causa della diffusa rabbia in Danimarca per ciò che molti elettori considerano la graduale erosione dello stato sociale. Negli ultimi dieci anni, i tagli ai servizi sanitari hanno portato alla chiusura di un quarto degli ospedali statali e una recente indagine ha rivelato che più della metà dei danesi non crede che il servizio sanitario pubblico offra le cure giuste, spingendo oltre un terzo delle persone a stipulare un’assicurazione sanitaria privata, rispetto al 4% nel 2003. 

Altri tagli, negli ultimi 10 anni, hanno portato alla chiusura di circa un quinto delle scuole statali, mentre la spesa per persona in servizi come le case di cura, la pulizia e la riabilitazione dopo la malattia per gli over 65 è diminuita di un quarto. Mette Frederiksen ha promesso di aumentare la spesa pubblica dello 0,8% all’anno nell’arco dei prossimi cinque anni, le imprese e le persone benestanti pagheranno più tasse e verranno parzialmente annullati alcuni recenti cambiamenti pensionistici.