Elezioni Germania, il Kapò di Berlusconi e un giovane gay astri nascenti anti Merkel

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 dicembre 2016 7:00 | Ultimo aggiornamento: 6 dicembre 2016 10:44
Elezioni Germania, Merkel e il giovane gay Jens Spahn

Elezioni Germania, Merkel e il giovane gay Jens Spahn

BERLINO – Germania, politica in movimento. La cancelliera Angela Merkel, alla ricerca del quarto mandato a capo del partito moderato, la Democrazia cristiana (Cdu), dovrà affrontare l’assalto di un possibile rottamatore, Jens Spahn, un giovane di 36 anni, omosessuale dichiarato, che la attacca da posizioni di estrema destra.

Il partito socialdemocratico (Sdp) vede un aspirante leader e cancelliere (primo ministro) nella persona di Martin Schulz, appena dimessosi da presidente del Parlamento europeo, uno dei pochi politici tedeschi noti in Italia, grazie alle intemperanze verbali di Silvio Berlusconi che una volta gli disse che sarebbe stato un ottimo kapò in un lager nazista.

Dei due “nuovi uomini” della politica tedesca si è occupato il settimanale tedesco Spiegel. Schulz è presentato con un titolo carico di speranza: “L’uomo che potrebbe scuotere la politica tedesca. Il presidente del parlamento europeo, Martin Schulz, questa settimana ha annunciato che si sposterà a Berlino per assumere un ruolo sulla scena politica nazionale. Molti credono che sia un concorrente forte per la corsa alla cancelleria, ma c’è una persona che intralcia la sua strada: un amico”.

Spiega il settimanale tedesco: “Difficile trovare un politico tedesco che sia in grado di condurre la politica europa con la stessa passione impiegata da Schulz negli ultimi 22 anni. Il ruolo effettivo che Schulz assumerà una volta a Berlino, dipenderà da un uomo che lo stesso Schulz definisce suo amico; adesso, però, le rispettive ambizioni intralciano il passaggio ad entrambi, gettando un’ombra sulla loro amicizia. Nel corso dell’estate, si sono messi d’accordo sul fatto che uno dei due sarebbe dovuto diventare il candidato: un giuramento fatto da due lupi solitari del proprio partito, che si sono addirittura presi la briga di evidenziare le potenziali aree di interesse per la candidatura di Sigmar Gabriel e quella di Schulz”.

Schulz è cresciuto nella zona di confine tra Germania, Belgio e Paesi Bassi e ha parenti in tutti e tre i Paesi. Da bambino ascoltava le storie raccontate dal nonno, di come combatteva durante la prima guerra mondiale contro i suoi stessi cugini in Belgio e nei Paesi Bassi. Dopo aver annunciato il trasferimento a Berlino, ha osannato l’unificazione europea come la più grande conquista dello scorso secolo. Per ora, il futuro politico di Schulz è incerto: quando ha assunto il ruolo di presidente del parlamento europeo, parte dell’accordo includeva le dimissioni prima della fine del suo mandato; a Bruxelles è in corso un dibattito sulla possibilità di farlo rimanere in carica, ma sembra che lui per primo, non credendo nella reale probabilità di una vittoria, abbia voluto annunciare la sua partenza quando ancora poteva apparire come, in parte, volontaria.

Nelle ultime settimane, il nome di Schulz è stato suggerito per diverse importanti posizioni all’interno del partito socialdemocratico di centrosinistra. C’è chi lo vorrebbe a capo del partito, chi come candidato cancelliere o addirittura come ministro degli esteri, una volta che Frank-Walter Steinmeier, anch’egli membro senior del partito, lascerà la carica per diventare presidente.

L’unico modo che ha per ottenere uno di questi incarichi, però, è attraverso il suo amico di lunga data, Sigmar Gabriel, ministro dell’economia, che dirige il partito socialdemocratico di centro sinistra, e che finora è rimasto vago sulla questione, sollevando interrogativi sull’attuale ed effettiva affidabilità dell’amicizia tra i due.

L’unica cosa certa è che l’anno prossimo a Schulz è stata garantita una posizione come principale candidato alle elezioni parlamentari federali nello stato del Nord-Reno Westfalia, che gli assicurerebbe virtualmente un posto nel Bundestag.

Il successo ottenuto dal politico arriva dopo un passato decisamente burrascoso: a soli 24 anni, Schulz soffriva di alcolismo ed era vicino al suicidio. Dopo la lunga ed intensa terapia che ha dovuto affrontare a causa di un esaurimento nervoso, ha imparato che una delle sue debolezze più pericolose era fissare degli obiettivi troppo estremi, fatto che tendeva a fargli sovrastimare le proprie capacità.

Schulz, che parla fluentemente cinque lingue, non ha dubbi sul riuscire ad affrontare il lavoro di ministro degli esteri: se dovesse diventare il successore di Steinmeier, sarebbe uno dei politici tedeschi più qualificati ed esperti a ricoprire il ruolo. Oltre ad avere una solida conoscenza di affari mondiali, Schulz conosce anche molte cariche istituzionali e funzionari importanti in tutto il mondo. E quando si tratta di politica europea, ha forse anche più conoscenze di Angela Merkel. Come presidente del parlamento europeo, Schulz si è dimostrato estremamente abile nel risolvere delicate questioni diplomatiche, come ad esempio la visita con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a seguito del fallito golpe, e quella con il presidente iraniano Hassan Rohani, nel novembre 2015, per “intensificare il dialogo” tra Ue e Iran, qualche mese dopo la firma sull’accordo nucleare.

Paradossalmente, il fatto che molti tedeschi con lui non abbiano familiarità potrebbe effettivamente renderlo un candidato attraente, ma sono comunque abituati alla cancelliera Merkel, al timone da ben 11 anni. Elettori e giornalisti sembra abbiano ormai superato il giudizio su Gabriel, che a quanto sembrerebbe è tutt’altro che positivo. Gabriel, inoltre, ha registrato il fatto che Schulz fosse sempre meno intenzionato a parlare di una corsa alla Cancelleria, senza però diventare, allo stesso tempo, il nuovo leader del partito socialdemocratico.

Se Gabriel pensava che avrebbe potuto permettere a Schulz di diventare un candidato alla cancelleria, pur mantenendo la sedia del partito, si sbagliava. A questo punto, l’indesiderata rivalità tra i due ha sviluppato un elemento esistenziale. I primi di ottobre, Spiegel ha riportato che lo stato d’animo nel partito stava virando contro Gabriel, e che Schulz invece guadagnava sostenitori.

Le prime discrepanze tra i due si sono notate circa sei settimane fa: per due giorni, Schulz ha girato per Berlino da un’apparizione all’altra, partecipando a feste e anteprime sulla prima biografia scritta che lo riguarda. Gabriel non era contento di questa autopromozione, ha iniziato a cercarlo sempre meno e diventato sempre più diffidente ed irritabile: “Sta conducendo una campagna contro di me”, ha confidato a uno dei suoi consiglieri. Lo stesso Schulz ha capito che qualcosa non andava. “Non mi vuole a Berlino” ha detto ad alcuni collaboratori.

A proposito di Jens Spahn, membro emergente dei cristiano democratici della Merkel (Cdu), lo Spiegel ha rilevato come la sua ascesa coincida con un calo di autorevolezza, nell’ultimo anno, di Angela Merkel, che è contemporaneamente cancelliere della Repubblica federale tedesca e presidente della Cdu, mentre nel partito democristiano è salito il potere di Spahn: nel giro di un anno, è diventato il più importante rappresentante dell’ala conservatrice del partito, grazie anche al suo impegno per contrastare la crescita contro il partito di estrema destra, lo AfD.

Lo disturbano più gli errori commessi dal suo stesso partito, e pensa che la Cdu sia stata troppo accomodante con una élite liberale che è convinta della propria superiorità morale. Afferma che la AfD non può toccare temi quali la famiglia o la paura dell’Islam.

Lo scorso novembre, Spahn ha pubblicato un libro che ha confermato la sua rottura con il cancelliere rispetto alla questione dei profughi. L’immigrazione di centinaia di migliaia di persone, ha scritto, mette in discussione molte certezze. Stiamo vivendo “una perturbazione del nostro Stato”.

Spahn non vede se stesso come un conservatore, e in passato ha infastidito la direzione del partito, ricordando che le riforme quali pensioni e sanità erano ispirate dal partito di coalizione della Cdu, i socialdemocratici, e che la Cdu aveva, in origine, altre idee. Così facendo, in un’occasione pose quasi fine alla sua carriera politica.

Nel 2008, con le elezioni generali del 2009 all’orizzonte, Spahn, allora 27enne, criticò l’aumento delle pensioni approvato dal governo di coalizione Merkel. Ma Spahn sa quanto può spingersi oltre con le sue affermazioni, senza attirare le critiche più aspre; quando è comparso di fronte al pubblico di Vreden, ha brevemente ricordato di essere gay, per poi cambiare rapidamente discorso. E’ una cosa che fa spesso, un modo di spazzare via la questione.

Per lungo tempo non è stato considerato come un conservatore: jeans stretti e stivali di camoscio, che ben si conciliano con l’ambiente liberale delle grandi città nel quale dice di identificarsi. Ha stretti legami con i parlamentari dei Verdi, con i quali preferirebbe una coalizione. Il fatto che le persone non lo vedano come un conservatore, dipende anche dal suo orientamento sessuaIe: “Le persone pensano che se sei gay, allora sei automaticamente di sinistra“, ha rivelato un giorno. La sua omosessuAlità è presente anche quando parla di Islam, nonostante non sia esplicitamente menzionata.

Ma Spahn non è il primo politico a sfruttare la sua omosessuAlità: anche l’olandese di destra populista , Pim Fortuyn, che è stato ucciso, parlava in modo esplicito del proprio orientamento sessuale per giustificare le critiche verso l’Islam. Per un bel po’ di tempo, Spahn non si è immaginato come un avversario della Merkel, anzi, sperava che lo scegliesse come segretario generale dopo le ultime elezioni del 2013. La Merkel però scelse Peter Tauber che era giovane come Spahn, ma, a differenza di quest’ultimo, indiscutibilmente fedele. Qualora la Merkel fosse rieletta cancelliera, potrebbe però decidere di offrirgli un posto ministeriale, i cui vantaggi sono chiari: sarebbe costretto a trovare un nuovo ruolo all’interno del partito.

La carriera di Spahn potrebbe continuare a essere in ascesa: un giorno di metà novembre, ha visitato una scuola elementare del suo distretto elettorale. Una bambina di quarta elementare gli ha chiesto: “Le piacerebbe diventare cancelliere un giorno?” e la maggior parte dei politici avrebbe dato la risposta standard: non ci ho ancora pensato su. Spahn, invece, ha detto: “Aspettiamo e vediamo. Mi piace sapere di dover prendere decisioni fondamentali. Vediamo quali sono i posti di lavoro che possono attendere…”. Non c’è dubbio: Jens Spahn ha grandi progetti.