Risultati elezioni Grecia: Tsipras, i numeri della vittoria

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 20 Settembre 2015 22:34 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2015 11:18

ATENE – Alexis Tsipras e Syriza hanno vinto le elezioni politiche del 20 settembre 2015 col 35,5% dei voti, cioè lo 0,7% in meno rispetto al trionfo di 8 mesi prima, di quel 25 gennaio che vide per la prima volta un partito di sinistra radicale salire al governo in un Paese occidentale. Rispetto ai 149 seggi di gennaio Tsipras perde 4 deputati: ne avrà 145 su 300.

Così come a gennaio, doveva scegliere un alleato per arrivare oltre la quota 150 che significa maggioranza. Anche questa volta la scelta è andata al partitino di destra di Anel (Greci indipendenti), che contro ogni previsione è riuscito a passare la soglia di sbarramento del 3% e a portare nella Voulì (il Parlamento di Atene) 10 deputati. Con i 145 di Syriza fanno 155.

Chi non voleva votare Tsipras, che resta il leader più popolare in Grecia e il principale artefice di questa seconda vittoria di Syriza, partito sempre più personale, ha preferito restare a casa piuttosto che fare la crocetta su un altro partito. Rispetto al 63,6% di gennaio, l’affluenza è calata del 7% fermandosi al 56,5%. Il 5 luglio scorso al referendum sull’accordo con i creditori aveva votato il 62% dei greci aventi diritto. (Qui trovate interessanti approfondimenti sui numeri del voto).

Cosa cambia rispetto al 20 agosto, quando Tsipras si è dimesso per andare alle elezioni anticipate? Il premier greco, commentando la vittoria, ha detto: “Ora abbiamo i numeri per governare nei prossimi quattro anni”. Perché può contare su 155 deputati. Cioè una trentina di voti in più rispetto ai 120 che costituivano la sua maggioranza di governo dopo il terzo memorandum. Dopo che 25 deputati di Syriza, una pattuglia di ministri di primo piano e la presidente del Parlamento avevano lasciato il partito in seguito alla firma il 13 luglio degli accordi durissimi con l’ex Troika (aiuti per 86 miliardi di euro in cambio di altre misure di austerità e 50 miliardi di privatizzazioni).

Tsipras, uno che in 9 mesi ha vinto due elezioni e un referendum, è insomma tutt’altro che morto. Si sbagliavano molti commentatori dal tweet facile, quando solo un mese fa cercavano euforici di scriverne l’epitaffio con l’hashtag più brillante. In Italia andava fortissimo #bellatsì.

Gli scissionisti di Syriza, guidati dall’ex ministro Panagiotis Lazafanis e dalla presidente della Voulì Zoe Konstantopoulou, hanno fondato il partito Laiki Enotita, “Unità popolare”, che non è entrato in parlamento essendosi fermato al 2,8% dei voti.

E questa – non si sa più se per merito suo o per demerito dei suoi avversari – è la più grande vittoria di Tsipras in queste elezioni: mantenere più o meno gli stessi deputati lasciando agli elettori il “lavoro sporco” di espellere dal Parlamento quei 25 oppositori che avevano fatto mancare la maggioranza al suo governo, costretto a vivacchiare con i voti di Pasok e Nea Dimokratia nel mese fra il 13 luglio (firma degli accordi) e il 20 agosto (dimissioni del premier).

A sinistra di Syriza resta l’imperturbabile KKE, il partito comunista greco che ha preso il 5,5% (15 deputati), risultato uguale a quello di gennaio. Si tratta più o meno della stessa percentuale di voti che prende da decenni. I movimentisti anticapitalisti di Antarsya, che pure hanno subito un’emorragia di dirigenti confluiti in Unità popolare, guadagnano lo 0,2% passando dallo 0,6 allo 0,8%.

In leggero recupero il partito socialista Pasok (6,3%, 17 deputati), che trae profitto dall’unione con Dimar (sinistra democratica, pro-memorandum) e dalla mancata presentazione alle elezioni del partito personale dell’ex premier Papandreou, Dimiko. Sembra invece sgonfiato il fenomeno To Potami (Il fiume), partito liberista alla Oscar Giannino che arretra dal 6,1% di gennaio al 4,1% (11 deputati) di oggi.

Passando al centrodestra, Nea Dimokratia (Nuova democrazia) di Meimarakis recupera rispetto alle percentuali che gli assegnavano i sondaggi, ma si ferma al 28,1% che è niente di più che lo 0,3% in più rispetto ai voti presi 8 mesi fa. Porterà in parlamento 75 deputati: a gennaio (scherzi del proporzionale) ne aveva 76.
Grande piccolo successo invece per quelli dell’Enosi Kentroon, cioè della “Unione di Centro”, che raddoppiano i voti entrando in parlamento con il 3,4% (9 deputati).

Infine Krysì Avghì, Alba Dorata, partito neonazista di cui tutti aspettavano l’exploit perché poteva vendersi alla piazza come l’ultima vera bandiera degli anti-euro (e perché nel frattempo molti dei suoi dirigenti erano usciti dal carcere): si conferma la terza forza con il 7% dei voti (18 seggi). Ma rispetto a gennaio ha guadagnato uno 0,7% tutt’altro che eclatante.