Elezioni in Irlanda: tutti al voto nel segno della crisi

Pubblicato il 25 Febbraio 2011 17:54 | Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2011 17:59

LONDRA – V come Vendetta: come sul titolo a caratteri cubitali e in rosso del tabloid Daily Star. Sotto la pioggia ma con la rabbia nel cuore gli irlandesi sono andati oggi alle urne per mandare a casa la coalizione al potere e consegnare alla storia la prima sconfitta di un governo dell’eurozona dall’inizio della crisi.

Il risultato ufficiale arriverà solo domani pomeriggio, finita la conta dei voti: a casa il Fianna Fail, il partito da 14 anni al potere a cui gli irlandesi danno la colpa degli eccessi che hanno portato al collasso l’ex Tigre Celtica, mentre per il Fine Gael di centro destra dell’aspirante premier Enda Kenny è quasi a portata di mano la maggioranza, un risultato che, dovesse venir confermato dal verdetto delle urne, segnerebbe la piu’ imponente svolta politica nella politica irlandese dal 1932.

La vittoria annunciata del Fine Gael (letteralmente Grande Famiglia) conferma gli istinti conservatori dell’elettorato irlandese che, anche nel mezzo della peggiore debacle finanziaria negli 89 anni di storia del paese, sembrano decisi a premiare una alternativa leggermente più a destra rispetto all’uscente Fianna Fail e non i partiti più a sinistra. Hanno diritto al voto 3,2 milioni di irlandesi chiamati a scegliere tra oltre 550 candidati in 43 collegi per un totale di 166 seggi del nuovo Dail, il parlamento.

Per governare da solo il Fine Gael dovrebbe ottenere 84 seggi, ma i sondaggi non gliene danno più di 70, vale a dire il 38 per cento delle preferenze (per superare la soglia degli 80 seggi serve oltre il 40 per cento). Se dunque l’ex maestro di scuola con la politica nel geni (il padre era deputato e lui ne ha ereditato il seggio) non dovesse essere in grado di governare da solo, politologi e gli allibratori di Paddy Powers hanno scommesso su un’alleanza Fine Gael e laburisti (dovrebbero ottenere il 18-20 per cento dei voti) come negli anni 1982-1987 durante la precedente emergenza economica ma non è escluso neanche un patto con gli indipendenti.

Kenny ha preparato la vittoria promettendo un mix di imposte basse, incentivi al business e l’apertura di un negoziato con Ue e Fmi per rinegoziare le condizioni più punitive del piano di salvataggio anti-crisi. Stop all’emigrazione soprattutto dei giovani: ”Migliaia di mamme e papà vedono i figli fuggire a Sidney e a Vancouver. Traducete la vostra collera in voti. Noi rimetteremo l’Irlanda in marcia” ha detto ancora ieri l’aspirante premier rinfacciando il fiasco economico e l’umiliazione del bail-out al premier uscente Brian Cowen per il quale si annuncia una sonora batosta con il 18 per cento dei voti.

Sinn Fein, la sinistra radicale di Gerry Adams più nota in passato per i legami con l’Ira dell’Ulster, dovrebbe raddoppiare i suoi cinque seggi mentre dovrebbero andar bene anche gli indipendenti: entrambi sulla spinta della rabbia dell’elettorato contro i partiti convenzionali.