Il voto italiano fa paura a Bruxelles? Tajani sgonfia Moscovici: “Non parla a nome della Ue”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 gennaio 2018 8:53 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2018 8:53
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Il voto italiano fa paura a Bruxelles? Tajani sgonfia Moscovici: “Non parla a nome della Ue”

ROMA – Il voto italiano fa paura a Bruxelles? Tajani sgonfia Moscovici: “Non parla a nome della Ue”. Pierre Moscovici “è un commissario socialista francese, non parla a nome dell’Unione Europea”: così il presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani, a Radio Anch’io. “Che ci sia preoccupazione per l’instabilità è vero, ma credo ci sarà un governo stabile, gli italiani andranno a votare per far contare di più questo Paese”. Sulla proposta di Di Maio di sfondare il tetto del 3% del deficit-Pil, definita da Moscovici ‘un controsenso assoluto’, Tajani ha sottolineato che il tetto non “è un dogma di fede, si deve vedere a cosa serve” lo sfondamento.

“Che ci siano preoccupazioni in Europa per instabilità in Italia, così come ci sono state per la Germania fino alla formazione del governo, è vero. MA se fossi stato al posto di Moscovici sarei stato più prudente, non avrei fatto quella dichiarazione nel mezzo della campagna elettorale”, ha precisato Tajani. “Il messaggio dall’Ue non è quello di Moscovici: le istituzioni europee non devono interferire”, ha sottolineato il presidente del Parlamento europeo.

Il nostro Paese deve evitare due errori di valutazione speculari. Da una parte, non deve illudersi che il caso dell’Italia sia vissuto dal resto d’Europa come un rischio esistenziale per l’Ue e che quindi sia possibile trasformare la propria debolezza in forza contrattuale: al di là delle parole di Pierre Moscovici (Commissario agli Affari economici dell’Ue) sul rischio politico insito nelle elezioni italiane, nessuno dimostrerà alla prova dei fatti una particolare indulgenza. I costi della fragilità italiana ricadrebbero anzitutto su di noi. D’altra parte, e all’opposto, l’Italia non deve sottovalutare la sua rilevanza su alcuni dossier che possono spostare gli equilibri nell’Ue: assetto dell’area euro, gestione dei flussi migratori, difesa e sicurezza. Fra illusioni sulla propria debolezza e sottovalutazione della propria forza, rischia di perdersi il punto centrale: l’Italia deve essere in condizioni di giocare la sua partita non nell’Europa di ieri, che sta tramontando, ma in quella in cui vivremo domani, che si sta configurando. (Marta Dassù, La Stampa)

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