Elezioni Spagna, vincono i socialisti ma non c’è maggioranza. Vox entra in Parlamento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 aprile 2019 21:59 | Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2019 8:03
Spagna, elezioni con affluenza record: socialisti in testa, Vox in Parlamento

Elezioni Spagna, socialisti in testa e Vox in Parlamento: affluenza record e nessuna maggioranza

MADRID – Il Partito socialista (Psoe) del premier uscente Pedro Sanchez ha vinto le elezioni in Spagna: è il primo partito del Paese e segna anche una certa distanza dal Partido Popular guidato da Pablo Casado, che segue con la metà dei seggi, registrando un tracollo storico. E di storico c’è anche l’ingresso in parlamento dell’estrema destra con Vox che ottiene 24 seggi, oltre all’affluenza record che supera il 75,7%, ben più del 66,4% registrato nel 2016. 

La Spagna si ritrova però senza una maggioranza chiara per formare il prossimo governo e i partiti indipendentisti potrebbero ancora una volta ricoprire un ruolo chiave nel rebus delle alleanze che si prospetta.

“Il Psoe ha vinto le elezioni, e con questo ha vinto il futuro e ha perso il passato”, le prime parole del premier. Sanchez dalle urne ha infatti ottenuto il mandato popolare che gli mancava, essendo arrivato alla guida dell’esecutivo dopo la caduta del governo guidato dal popolare Mariano Rajoy travolto dagli scandali. E ha portato il Psoe a vincere come non faceva da 11 anni. Per questo a Ferraz – la strada che ospita la sede del partito socialista a Madrid – la festa è esplosa subito, con bandiere, canti, folla.

Però il compito di Sanchez sarà arduo: pur forte di 123 seggi (sui 350 del Congresso dei deputati), il doppio del Pp (il vero sconfitto di queste elezioni che ne ottiene soltanto 66 dimezzando la sua presenza in parlamento) il leader socialista non ha comunque i numeri per formare una coalizione di sinistra con una maggioranza chiara, poiché con i 35 seggi che Podemos si è assicurato arriva soltanto a 158. Non basta.

Rivolgersi di nuovo al fronte indipendentista può solo confermare le accuse dell’opposizione. Che adesso si chiama anche Vox. E in molti osservano che proprio il vaso di Pandora dell’indipendentismo aperto negli ultimi anni ha ‘creato’ Vox. Fin dalla mattina il leader Santiago Abascal parlava di una giornata storica: comunque sarebbe andata per loro la ‘vittoria’ era quasi certa, ovvero rompere il tabù dell’estrema destra alle ‘Cortes’, lasciata fuori dal 1982, quindi in tutta la storia democratica del Paese.

A scrutinio quasi concluso, in serata, con in mano 24 seggi, in piazza Colon a Madrid scandisce: “Possiamo dire a tutta la Spagna che Vox è qui per rimanerci”. E ancora: “Questo è solo l’inizio”, ha rimarcato.

I numeri dei risultati definitivi sono ridimensionati rispetto agli exit poll e ad alcuni sondaggi, ma da zero a 24 è comunque un successo, Vox ha evidentemente fatto centro fra chi era alla ricerca di un messaggio forte per la difesa dell’unità del Paese. Anche a dispetto dei timori che alcune posizioni radicali di Vox pure sollevano. “Una volta in parlamento, smusseranno i toni”, hanno osservato in molti in queste ore.

Mentre gli indipendentisti catalani potrebbero ancora fare da ago della bilancia, il leader di Podemos Pablo Iglesias ha confermato dopo i risultati la sua disponibilità a lavorare per formare una coalizione con Pedro Sanchez. (Fonte: Ansa)