Elezioni in Svezia: gli xenofobi Democratici Svedesi spaventano l’Europa

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2018 11:39 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2018 11:39
Elezioni in Svezia: gli xenofobi Democratici Svedesi spaventano l'Europa

Elezioni in Svezia: gli xenofobi Democratici Svedesi spaventano l’Europa (Foto Ansa)

STOCCOLMA – Si sono aperti alle 8 di domenica 9 settembre i seggi in Svezia per le elezioni politiche più accese e incerte della sua storia recente. Dopo una feroce campagna elettorale in gran parte incentrata sull’immigrazione, l’Europa e il governo di minoranza guidato dai socialdemocratici temono un’impennata senza precedenti della destra sovranista, anti-immigrati ed euroscettica dei Democratici svedesi (Sd), che, sotto la guida del giovane Jimmie Akesson, sono passati dal 6 al 13% nel voto del 2014 e ora potrebbero arrivare al 20%, tallonando i socialdemocratici del premier Stefan Lofven.

L’accoglienza di migranti e rifugiati è sempre stato un elemento identitario della cultura svedese. Ma l’ascesa degli Svedesi Democratici è il sintomo del diffuso malcontento che cova nel Paese scandinavo.

La campagna elettorale è ruotata invariabilmente su come frenare l’arrivo di nuovi stranieri. Solo nel 2015 erano stati accolti più di 160mila nuovi migranti, un’enormità per un Paese di 10 milioni di abitanti. Le limitazioni degli anni successivi non hanno evidentemente saputo arginare un sentimento diffuso di crescente esasperazione. Sfruttato politicamente dagli Svedesi Democratici, che denunciano – con toni spesso violenti – i problemi dell’integrazione, tra segregazione residenziale e gang criminali.

Secondo gli ultimi sondaggi uno svedese su 5 voterà gli Svedesi Democratici, destinati a diventare la seconda forza del Paese. Ma nonostante l’atteso exploit, difficilmente andranno al governo: per via delle loro passate contiguità con movimenti neo-nazisti, nessun partito sembra disponibile ad alleanze.

Attorno al partito guidato dal giovane leader Jimmie Akesson è stato innalzato un “cordone sanitario”, che però non sembra aver impedito agli SD di raddoppiare i consensi nel giro di quattro anni. “Al contrario è stato un bene per gli Svedesi Democratici, perché ha contribuito a renderli ancor più popolari – l’analisi del politologo Hans-Ivar Sward -. La peggior cosa che può capitare in politica è venire ignorati. Meglio essere odiati”.

I comizi degli SD sono spesso accompagnati dalle manifestazioni di protesta di chi li considera dei fascisti xenofobi. Le unanime previsioni alla vigilia del voto confermano l’arretramento dei partiti tradizionali, con i due blocchi di centro-destra e centro-sinistra appaiati ma lontani dalla maggioranza. Si preannuncia un governo di minoranza, ma senza la base parlamentare per fare le riforme di cui il Paese necessita: dalla modernizzazione del sistema sanitario nazionale alle politiche sulla casa, fino alle politiche migratorie.

“La domanda non è più come possono gli stranieri per far parte della nostra società, o cosa dobbiamo fare noi per favorire l’integrazione”, è l’allarme di Daniel Poohl, direttore della onlus Expo che si occupa di migrazioni: “C’è gente che è contro gli immigrati, contro l’idea stessa di società multiculturale”. Quella promossa e difesa dai socialdemocratici del primo ministro Stefan Lofven, destinati al peggior risultato di sempre.