Emmanuel Macron è il Donald Trump delle élite?

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 gennaio 2018 7:28 | Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2018 6:53
Lo tsunami Macron che ha fatto saltare i partiti tradizionali non è poi molto diverso dal fenomeno Trump

Emmanuel Macron è il Donald Trump delle élite?

PARIGI – “Gli stranieri sono affascinati dal presidente francese Emmanuel Macron. E perché non dovrebbero? E’ il più giovane presidente della Repubblica francese, eletto senza partiti e senza precedenti esperienze elettorali, un pressoché totale sconosciuto prima di fare un balzo in prima fila nella scena politica francese. Ovviamente le persone sono curiose”. E’ quanto scrive il giornalista francese Pascal-Emmanuel Gobry in un articolo su The Atlantic e aggiunge: “Ma c’è un altro motivo per cui i miei amici non francesi mi bombardano di domande sul mio presidente. Come me, la maggior parte ha un’istruzione avanzata e proviene dal ceto medio-alto. Questo tipo di status socioeconomico è strettamente correlato all’attenzione per Macron”.

I suoi punti di vista, scrive Gobry, rispecchiano quelli della maggior parte di questa classe “d’élite”, Macron pensa che la divisione sinistra-destra debba essere superata. A lui non interessano le ideologie ormai antiquate, ma le soluzioni che funzionano, da qualunque parte provengano.
Macron, pensa che le startup siano cool e l’economia dovrebbe essere generalmente favorevole all’imprenditorialità, ma al contempo vuole anche una sorta di stato sociale. Non ha alcun problema con il matrimonio gay. Ritiene che l’immigrazione sia auspicabile per ragioni economiche che morali.

Ma, osserva il giornalista francese, non pensa solo come un’élite. Incarna lo stile di vita idealizzato di molte élite. Ha fatto molto bene a livello scolastico, anche se non troppo, avendo fallito l’esame di ammissione alla prestigiosa ENS, scuola di servizio civile nazionale, in un modo che suggerisce una certa profondità (master in filosofia), ma anche un successo pratico (i laureati ENS gestiscono i settori pubblico e privato del Paese).

“Perché, diciamolo, quante persone vogliono veramente essere filosofi? Ha fatto molto bene nel settore dell’investment banking, ma non troppo bene. Il suo matrimonio con una donna molto più grande, un tempo la sua insegnante di recitazione, è socialmente trasgressivo ma nella giusta misura. Macron è bello ma non troppo“, scrive Gobry.

In altre parole, Emmanuel Macron è il Donald Trump dell’élite. Non è solo il loro rappresentante, è il loro avatar. Gli accaniti seguaci di Trump amano il presidente USA con devozione non solo perché a loro piace ciò che dice, ma perché la sua immagine è quella dell’uomo che desiderano essere o potrebbero essere. È la stessa cosa con Macron e la sua base d’elite. E questo è il genere di cose di cui sono fatti i movimenti messianici”.

“Come ha sottolineato Christophe Guilluy, sociologo e principale analista della società contemporanea, i sostenitori di Macron possono essere riassunti in una parola: sono gli “abbienti”. Le persone che hanno cavalcato l’onda del cambiamento che ha inondato l’Occidente negli ultimi decenni, la globalizzazione, la trasformazione tecnologica, con grande successo. L’istruzione è il miglior indicatore del voto per Macron, il che ha senso, poiché si correla non solo con il capitale finanziario ma al contempo con quello culturale. Un altro indicatore è l’età, anche se forse in modo inaspettato: Macron è molto popolare tra gli anziani, le cui pensioni sono protette dalle riforme liberali che Macron ha sostenuto e molto impopolare tra i giovani, che nell’economia contemporanea francese, escono perdenti”, commenta il giornalista.

Questo spiega perché, dopo aver usato le stranezze del sistema elettorale francese per essere eletto come alternativa ai candidati peggiori, Macron è estremamente impopolare. I francesi non elitari annusano esattamente ciò che odiano le élite e la loro reazione è altrettanto prevedibile. I sostenitori di Macron non ritengono di sostenerlo per la grossolana ragione che andrà a beneficio della loro classe a spese del resto del paese. Pensano, invece, che ciò che è positivo per loro è positivo per il Paese.

“Chiamiamolo “effetto a cascata”. Ma, ovviamente, nessuno crede di sostenere una certa politica semplicemente perché è positiva soltanto per loro. Costruire il muro di confine USA-Messico è basato sull’identità americana, qualcosa con cui tutti gli americani possono identificarsi, non su una barriera protezionistica per i salari dei sostenitori di Trump, a spese dei benestanti beneficiari dell’immigrazione a basso costo”, dice Gobry.

“Ma nella politica di Macron c’è un rovescio della medaglia: quando si decide di sostituire il vecchio divario sinistra-destra con la divisione tra chi ha e chi non ha, non si è creato ugualmente un mostro anche se di tipo diverso?”.

Lo tsunami Macron ha colpito, e i partiti tradizionali della sinistra e della destra francesi sono profondamente feriti e lottano per sopravvivere. Ma due persone stanno bene: Jean-Luc Mélenchon, il principale agitatore dell’estrema sinistra della Francia, e la famosa Marine Le Pen, leader populista francese di estrema destra. Ma è nell’interesse politico di Macron che facciano bene, così da spremere gli ultimi appetiti dei partiti tradizionali che potrebbero soppiantare il suo nuovo partito centrista. Meglio fanno Mélenchon e la Pen, peggio fanno i partiti tradizionali e tanto più Macron sembra l’unica alternativa ai candidati che la maggioranza dei francesi continua a rifiutare, secondo Gobry.

“Ciò potrebbe funzionare per la rielezione. Ma ecco ciò che molti non capiscono del tentativo di Macron di allontanare la politica francese dal divario sinistra-destra: se avrà successo, vorrà dire che il partito di opposizione, qualunque esso sia, chiunque sia il suo leader, sarà il partito antiélite per eccellenza. Mettiamo Donald Trump, Nigel Farage, Jeremy Corbyn, Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen in una bottiglia, scuotiamo vigorosamente e, in una politica macroniana, qualunque cosa esca è praticamente la garanzia per gestire il paese. Non oggi. Non domani. Ma prima o poi, se la scommessa di Macron avrà successo”, conclude Gobry.

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