Europa ultima chiamata: 5 giorni per cambiare i trattati e salvare l’euro

Pubblicato il 5 Dicembre 2011 16:37 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2011 20:46

Angela Merkel incontra Nicolas Sarkozy a Parigi (Lapresse)

BRUXELLES – Il primo mattone lo ha messo l’Italia di Mario Monti, presentando già domenica sera una manovra lacrime (non solo del ministro Fornero) e sangue da 30 miliardi; il secondo lo ha messo il vertice franco-tedesco in cui Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si sono detti d’accordo su un rafforzamento dei poteri dell’Unione europea, su regole omogenee sulle politiche di bilancio che facciano scattare sanzioni automatiche a chi non le rispetti, sulla fine dell’unanimità obbligatoria e quindi del diritto di veto di un singolo Paese rispetto a decisioni che coinvolgono tutti. Ma questi due mattoni sono solo i primi di un calendario serrato di appuntamenti istituzionali che da lunedì 5 dicembre a venerdì 9 saranno cruciali per le sorti dell’euro.

Lunedì 5 dicembre. Mentre a Roma Monti presenta la sua manovra a Camera e Senato, a Parigi Nicolas Sarkozy e Angela Merkel giungono finalmente a una risoluzione comune sulle risposte da dare ai problemi dell’euro. Sembra soprattutto il presidente francese a venire incontro alla cancelliera tedesca, rimangiandosi quanto detto sugli eurobond e dando maggiore disponibilità a una cessione di sovranità da parte dei singoli Stati, per una Ue più forte.
Ha detto Sarkozy “Gli eurobond non sono in nessun caso una soluzione alla crisi” e “non vogliamo che la Francia e la Germania paghino per i debiti degli altri”. Ha rilanciato la Merkel “Dobbiamo confermare che siamo un’Unione affidabile. Dobbiamo rafforzare gli impegni formali nei confronti dell’Ue. Servono modifiche strutturali che devono andare al di là dei semplici accordi. Bisogna armonizzare tutti i processi e verificare che tutti quelli che si assumono degli impegni li rispettino. Quindi bisogna rispettare il patto di stabilità”. Poi il nocciolo dell’accordo Francia-Germania: “Serve una modifica dei trattati. Nel trattato di Lisbona non sono previsti meccanismi di salvataggio per gli Stati a rischio default. Se qualcuno non vuole e non può seguirci, siamo pronti a percorrere la strada del trattato a 17 (solo i paesi della moneta unica, quindi) che resta comunque aperto agli altri paesi. La Grecia è e rimarrà un’eccezione nella zona euro. Non ci sono paesi più forti degli altri ma dobbiamo rispettare le regole perché non vogliamo che un paese possa bloccare la crescita degli altri. Per questo ci vorrebbe una maggioranza qualificata e non l’unanimità sui provvedimenti da prendere”.

Mercoledì 7 dicembre
. In Grecia il Parlamento deve discutere e approvare il bilancio 2012 modificato sulle indicazioni di Ue e Fmi. Greci che la scorsa settimana hanno avuto l’ok dall’Ecofin per la sesta tranche di aiuti da 8 miliardi di euro. Una volta approvato il bilancio, sarà la trojka Ue-Bce-Fmi a supervisionare il testo.

Sempre il 7 dicembre si riuniscono a Marsiglia i rappresentanti del Partito popolare europeo, la formazione di maggioranza relativa nell’Europarlamento che prepara il Consiglio europeo dell’8 e 9 dicembre. Al consesso farà in suo esordio nelle vesti di premier lo spagnolo Mariano Rajoy.
Il 7 ci sarà anche un’asta di bund tedeschi a cinque anni da 5 miliardi di euro. L’ultima il 24 novembre è stata un flop: su 6 miliardi di titoli di stato la Germania è riuscita a collocarne solo 3,6.

Giovedì 8 dicembre. Da tutti è ritenuto il D-Day dell’euro: parte a Bruxelles il vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea. Si discuterà sulla proposta di Francia e Germania di una maggiore armonizzazione delle politiche di bilancio nell’Eurozona. Poi si dovrà definire il ruolo e la dimensione finanziaria del Fondo Salva-Stati, l’Efsf, così come un maggiore coinvolgimento della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale nel contrasto alla crisi dei debiti pubblici nazionali. Si dovrà decidere qualcosa anche sugli eurobond.

Venerdì 9 dicembre. Conclusione del vertice europeo. Nella conferenza stampa finale tireranno le somme anche i media e i mercati. Potrebbero fare i conti con un fallimento totale. O invece con un successo che avrà tenuto in vita, ancora una volta, la moneta unica europea. Tanto, troppo, dipenderà dalle decisioni della Germania.

 

L’allarme del Financial Times. Secondo quanto scrive il Financial Times, Standard & Poor’s ha comunicato a Germania e Francia che saranno messe sotto osservazione con ‘creditwatch negative’. Il quotidiano finanziario ha spiegato che l’agenzia di rating ufficializzerà la decisione nelle prossime ore. Berlino e Parigi rischiano dunque di perdere la tripla A se la revisione di S&P, che durerà 90 giorni, dovesse dare esito negativo. Con Germania e Francia, verranno messe sotto osservazione anche Olanda, Austria, Finlandia e Lussemburgo.