Europee. 400 milioni di cittadini scelgono tra 17 mila candidati

Pubblicato il 20 Maggio 2014 9:42 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2014 9:42
Il Parlamento Europeo

Il Parlamento Europeo

BELGIO, BRUXELLES – Le prime ad aprire i seggi saranno giovedi Olanda e Gran Bretagna, l’ultima a chiuderli sarà domenica l’Italia: le elezioni europee si avvicinano, e con esse la paura che si trasformino in un referendum contro l’Europa e contro quei Governi complici del rigore che ha stremato i cittadini. I partiti euroscettici salgono nei sondaggi e rubano la scena agli schieramenti tradizionali, i recenti confronti tv tra gli aspiranti leader alla guida della Commissione Ue non hanno infiammato gli animi lasciando intatti i timori che a vincere davvero sarà di nuovo l’astensionismo, come nel 2009, quando alle urne andò appena il 43% degli europei.

I circa 400 milioni di cittadini dell’Unione europea che dovranno scegliere tra oltre 17.000 candidati, non voteranno tutti domenica 25: nei 28 Paesi membri le operazioni di voto si svolgeranno da giovedì a domenica. Dopo l’apertura nel Regno Unito e in Olanda, si prosegue venerdi con Repubblica Ceca (unica a tenere aperte le urne per due giorni) e Irlanda, sabato sarà la volta di Lettonia, Malta e Slovacchia, infine domenica voteranno tutti gli altri.

Per sapere i primi dati reali ufficiali bisognerà aspettare l’Italia: è l’ultima a chiudere le urne alle 23 di domenica. Ma prima, dalle 22, il Parlamento europeo darà già le prime proiezioni basate sugli exit poll disponibili da circa il 60% dei 28 Paesi. Questo perchè man mano che le urne si chiuderanno, i vari Stati diffonderanno i loro exit poll e quindi sarà possibile aggregare i dati e avere già un’idea della composizione del prossimo Parlamento europeo, che sarà formato da 751 deputati.
Oltre un quarto dei 751, sarà euroscettico: PollWatch vede i partiti anti-Europa arrivare primi in Francia (Front National di Marine Le Pen), in Olanda (il PVV xenofobo di Geert Wilders), in Finlandia (i nazionalisti dei Veri Finlandesi), in Gran Bretagna (l’Ukip di Nigel Farage), in Danimarca (il Danish People Party) e in Repubblica Ceca (i simil-grillini del ‘Partito degli scontenti’). In Germania il vento anti-euro dovrebbe portare Alternative fur Deutschland oltre il 6% e dunque ad almeno 6 deputati e, dal momento che non c’è più la soglia di sbarramento, stando ai sondaggi dovrebbe entrare anche un deputato della formazione neo-nazista Npd.

L’ondata euroscettica antieuro e anti-immigrazione si fa forte anche in Austria, dove il Fpo supera il 20% e raggiunge socialisti e popolari, giungendo a prendere 4-5 deputati come gli altri due schieramenti. Si arriva poi all’Ungheria che porterà almeno 5 antisemiti di Jobbik, dato come secondo partito, e ai neo-nazi di Alba Dorata in Grecia che ne dovrebbero avere almeno due. Le europee rischiano quindi di essere sia un voto di scontento contro l’Europa dell’austerità, delle troppe regole e dei vincoli rigidi, sia un test dei governi al potere, che dai socialisti in Francia ai ‘falchi’ finlandesi dei popolari-liberali in carica, verrebbero bocciati dagli elettori.