Francia 2012. Il “giovedì rosso” chiude la campagna di Jean-Luc Melenchon

Pubblicato il 19 Aprile 2012 21:43 | Ultimo aggiornamento: 19 Aprile 2012 22:21

PARIGI – ''Resteremo uniti, tutti insieme, fino alla vittoria della rivoluzione dei cittadini''. Con queste parole Jean-Luc Melenchon ha ufficialmente chiuso la sua campagna elettorale per il primo turno delle presidenziali francesi, davanti a 70.000 sostenitori e centinaia di bandiere rosse, radunati al Parco delle esposizioni di Parigi, e ad altre migliaia che lo seguivano via Internet, attraverso il suo sito, in un meeting di ''visione collettiva'' organizzati in diverse citta' della Francia e ''persino a Roma, capitale d'Italia''.

Un meeting in cui il Front de gauche ha celebrato il suo percorso di crescita e la buona riuscita della sua strategia comunicativa, ma anche la sua unita', tenendo a mostrare una volta di piu' che lo scetticismo iniziale del partito comunista nel sostenere un candidato non proveniente dalle sue fila e' ormai parte di un passato lontano.

Cosi', prima di Melenchon sono saliti sul palco tutti i 'senatori' della coalizione, dal responsabile di campagna ed ex leader del Partito comunista operaio (Pcof) Christian Pierrel, alla co-presidente del Parti de gauche Martine Billard, al segretario generale del Partito comunista francese (Pcf) Pierre Laurent. Tutti con il collo ornato da una sciarpa rossa, in tinta con l'immancabile cravatta che e' ormai diventata il marchio di fabbrica del candidato di estrema sinistra.

Sono ormai quasi le 20 quando Melenchon, acclamato dai militanti, e' salito sul palco. Aprendo il discorso con una battuta classica del suo repertorio: ''Lo sentite questo rumore di fondo? Sono topi che lasciano la nave, per paura di questa nuova sinistra''.

A seguire, un testo che ha pian piano ripercorso tutti i temi del programma del Fdg e della sinistra europea: il rifiuto della retorica della sicurezza e dello spauracchio islamista, la ''lotta di classe'' per difendere i salari, gli attacchi ai banchieri e alla politica europea di risposta alla crisi, in testa il finanziamento a tasso agevolato delle banche da parte della Bce, il richiamo all'internazionalismo dei valori progressisti.

Ma anche la critica alla stampa ''che si definisce di sinistra'', e in particolare al settimanale Nouvel Observateur, reo di sostenere troppo apertamente i socialisti. E, piu' in generale, a tutti quelli che hanno giudicato ''utopico'' il suo programma.

La soddisfazione e' palpabile, tanto tra i leader del Front de gauche quanto tra i loro sostenitori, e comprensibile: quella che fino a un anno fa era considerata una piccola coalizione di partiti estremisti e minoritari nel corso della campagna elettorale ha pian piano guadagnato punti nei sondaggi e attenzione dei media, diventando la vera novita' del panorama politico francese e arrivando ad aspirare al terzo posto nel primo turno.

Un successo inatteso, frutto di una serie di fattori: l'indiscutibile carisma di Melenchon e la sua capacita' di presentarsi come elemento di aggregazione nel campo spesso frammentario dell'estrema sinistra, ma anche l'efficiente supporto logistico offerto dalla capillare rete territoriale del Partito comunista francese.

Forte di questo exploit, il candidato dalla cravatta rossa tiene a marcare con chiarezza le distanze tra il suo progetto politico e quello del partito socialista, pur senza mettere in discussione un eventuale appoggio nel ballottaggio: ''Non mi sono candidato per essere il primo ministro di Francois Hollande – afferma in un'intervista pubblicata oggi da Les Echos -, ci sono due tesi differenti a sinistra, perche' negarlo? Io ne incarno una''.