Francia sfora, Italia non rientra: duello con la Merkel sui bilanci

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 ottobre 2014 15:12 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2014 15:15
Francia sfora, Italia non rientra: duello con la Merkel sui bilanci

Francia sfora, Italia non rientra: duello con la Merkel sui bilanci

ROMA – La Francia sfora la regola del 3% e annuncia che si attesterà ben oltre quella soglia: al 4,4%. L’Italia dice chiaro e tondo che non raggiungerà il pareggio di bilancio né quest’anno, né il prossimo, ma forse nel 2017. Italia e Francia, contestualmente, dicono quindi un no all’austerità.

Ma non fanno in tempo a dirlo che subito arriva il monito di Katainen, il finlandese Commissario europeo per gli affari economici, e della cancelliera tedesca Merkel: “Rispettate gli impegni”, “Fate i compiti”. In sostanza siamo di fronte a uno scontro, non ancora una rottura ma di certo i toni non sono rilassati. In che forma la Francia rifiuta l’austerità? La Francia ha debito pubblico alto ma non altissimo, nel 2016 dovrebbe toccare il picco del 98% sul Pil.

A fronte di questo dice ora che resterà con un deficit/Pil al 4,4%, salvo farlo scendere sotto la soglia del 3% fissata da Maastricht solo dal 2017. Ci sono Paesi con alto deficit e ci sono Paesi con alto debito pubblico. La Francia, che non ha alto debito, vuole restare sopra col deficit. L’Italia non può fare questo, visto che il nostro debito pubblico galopperà al 133,4% nel 2015.

E quindi il governo promette di restare entro il 3% del rapporto deficit/Pil ma con qualche sostanziale distinguo: nessun pareggio di bilancio se non a partire dal 2016, e debito alto, in crescita, fino al picco massimo previsto per il 2015, il 133,4%. Di fatto significa non applicare il Fiscal Compact europeo. Le ragioni dell’Italia sono arcinote: c’è la deflazione, non ci sono investimenti, non c’è occupazione. In compenso a ottobre il governo Renzi vuole arrivare con almeno un primo pezzo di riforma del lavoro.

La Francia lamenta le stesse problematiche. Ue e Germania rispondono per ora con un diplomatico: “I patti vanno rispettati”. E’ una risposta dura ma non ancora di rottura. Il 15 ottobre tutti gli Stati devono presentare la loro legge di bilancio al vaglio di Bruxelles. Allora si capirà se lo scontro si tradurrà in rottura vera e propria.