Franco Cfa: una moneta comune africana non una tassa. Perché nessuno ci rinuncia?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 gennaio 2019 12:28 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2019 12:28
Franco Cfa: una moneta comune africana non una tassa. Perché nessuno ci rinuncia?

Franco Cfa: una moneta comune africana non una tassa. Perché nessuno ci rinuncia?

ROMA – Davvero il franco Cfa, la moneta scambiata in 14 stati africani, è l’arma invisibile della Franceafrique, lo strumento indiretto cioè con cui la Francia mantiene la sua presa imperialista sulle sue ex colonie? Hanno ragione i dirigenti del M5S ha evocarlo per criticare l’Esagono sulla questione migratoria?

Il Franco Cfa, a cui fa riferimento Luigi Di Maio per criticare la politica economica della Francia in Africa, è la valuta vigente nel mercato comune della Comunità Finanziaria Africana (Franc de la Comunauté français d’Afrique), erede di quel ‘Franco delle colonie francesi’ introdotto da De Gaulle cui allude il vicepremier.

La moneta è in uso in 14 Paesi, per lo più ex colonie francesi, divisi a loro volta in due zone, quella dell’Africa Centrale e quella dell’Africa Occidentale: Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo.

Il Franco Cfa ha un cambio legato alla moneta unica europea (in passato al franco francese), pari a 0,0015 euro. E viene garantito dal Tesoro di Parigi con un deposito di circa 10 miliardi di euro, pari al 50% delle riserve dei Paesi che ne fanno parte. Ed è questo aspetto che fa dire ai suoi detrattori, cui si è aggiunto Di Maio che parla di “tassa coloniale”, che quel deposito potrebbe essere utilizzato per lo sviluppo.

Grazie al suo legame con l’euro, il Franco Cfa garantisce una stabilità monetaria e una conseguente credibilità internazionale. Ma i Paesi che lo adottano sono soggetti alle fluttuazioni dell’economia europea e, con un euro forte, possono incontrare più ostacoli nell’esportare in Paesi terzi. Il dibattito in Francia è aperto.

Lo stesso presidente Emmanuel Macron, in una visita in Burkina Faso nel novembre 2017, si dimostrò favorevole a cambiare “il perimetro” o il nome della moneta, fino addirittura a “cancellarla”. “Sono i leader africani a doverlo decidere”, precisò, citato da France24, pur sottolineando come la valuta comune garantisca una “stabilità regionale”.

E ricordando come non sia affatto utile né onesto da parve delle elite africane scaricare sulla valuta o sul passato coloniale i fallimenti delle loro politiche. Richieste da parte africana di eliminare il Franco Cfa o di uscirne, in effetti, al momento non sono arrivate.

Neanche la polemica di questi giorni tra Di Maio e Parigi è nuova. La fine della moneta è stata inserita tra le richieste di una delle piattaforme dei gilet gialli. Nei mesi scorsi anche Giorgia Meloni attaccò il Franco Cfa dal confine di Ventimiglia.