Frattini propone: “Al vertice con la Francia un piano da 10 mld per investire in Nord Africa”

Pubblicato il 24 Aprile 2011 9:10 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2011 10:16

ROMA – Il principio di libera circolazione ”non è in discussione” ma a Schengen serve un ”tagliando”, una discussione su ”come questo strumento sia da adattare ai tempi e al mondo che cambia rapidamente”. Lo spiega in un’intervista al Sole 24 Ore il ministro degli Esteri Franco Frattini che, in vista del vertice bilaterale Roma-Parigi in calendario martedi’, assicura: ”Nessuno, neppure la Francia, vuole picconare il trattato”.

Sulla questione degli immigrati sbarcati sulle coste italiane e diretti alla frontiera di Ventimiglia ”ci sono state divergenze”, precisa il titolare della Farnesina, ”che per due Paesi come i nostri non devono e non possono esserci. Il nostro interesse è che i problemi siano affrontati in chiave europea, e non come delle contrapposizioni nazionali”. Il braccio di ferro sui respingimento dei migranti alla frontiera è un problema che Frattini ritiene ”ricomposto” anche se il tema a livello di politica interna è stato ”strumentalizzato” dall’opposizione. Al vertice di martedì Frattini annuncia che ”i presidenti Berlusconi e Sarkozy faranno una dichiarazione comune diretta alle istituzioni e ai paesi europei che affronti i temi reali di aiuti ai paesi Ue più direttamente interessati ai problemi migratori, ma anche ai paesi di origine dei flussi, quindi per esempio, Egitto e Tunisia e la Libia quando sarà avviato un processo democratico”.

Frattini proporrà ”strumenti di aiuto concreti”: ”Andrebbe approvata la proposta che porterebbe la Bei (la Banca europea per gli investimenti, ndr) a varare finanziamenti a lungo termine per 10 miliardi di euro a favore dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo – afferma -. E in parallelo avviare la costituzione della Banca Mediterranea”. Fra i progetti più a breve termine il ministro auspica una maggiore ”omogeneità” per la disciplina dei rimpatri comuni e ”una lista comune Ue sui Paesi i cui cittadini migranti hanno diritto allo status di rifugiato politico”.

Frattini sottolinea infine il suo impegno per la rinegoziazione dei fondi di coesione Ue 2014-2020 e la ”battaglia” per riconoscere ”una specificità” a regioni della frontiera Sud, come la Sicilia, che ”tradotta significa una condizione di oggettivo svantaggio”. Per risolvere il ”dramma” della guerra in Libia, Frattini sottolinea che serve ”una soluzione politica che porti rapidamente a libere elezioni e alla riconciliazione nazionale, senza Gheddafi né i suoi, per cui l’esilio resta per noi la via migliore di uscita di scena”.

Alla riunione del gruppo di contatto del 5 maggio, sulla questione dello scongelamento dei beni degli enti libici all’estero, la Farnesina sta ”lavorando su due fronti: quello politico prevede un accordo tra tutti i Paesi, per permettere non solo lo scongelamento di questi fondi, che non sono di Gheddafi ma del popolo libico, ma anche la vendita del petrolio. Ma alla riunione del gruppo chiederemo che il coordinamento delle azioni politiche e diplomatiche verso il Cnt avvenga sotto l’ombrello dell’Onu, altrimenti si rischia una confusione di ruoli e l’accavallarsi di contatti e iniziative scarsamente efficaci e dispersive”.