Gb pronta al veto, paesi fuori dall’euro minacciano rivolta

Pubblicato il 8 Dicembre 2011 20:08 | Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2011 20:14

BRUXELLES – La Gran Bretagna minaccia il veto in nome degli interessi nazionali, la Polonia parla di ”pietra tombale” del progetto Ue, mentre tutti gli altri paesi fuori dall’euro sono in subbuglio e minacciano barricate.

L’ipotesi di un nuovo trattato europeo tra i soli paesi della zona dell’euro, piu’ altri che aderiscano su base volontaria – gia’ ribattezzato dietro le quinte di Bruxelles ”trattato 17 plus” – fa infuriare gli stati che ne resterebbero fuori.

A questa proposta stanno lavorando Merkel e Sarkozy, che vogliono riformare i trattati per rendere giuridicamente vincolanti la disciplina e il rigore di bilancio dei paesi dell’eurozona.

Limitare le riforme istituzionali agli stati che battono la stessa moneta, consentirebbe di semplificare il processo di riforma e di evitare i rischi legati alle ratifiche per via parlamentare o, peggio, attraverso referendum. Ma non eviterebbe ai 17 di confrontarsi con i malumori dei partner esclusi.

La Gran Bretagna si prepara a dare battaglia comunque: sia che la riforma dei trattati venga fatta a 27 sia che venga limitata ai 17 piu’ qualcun altro. ”Voglio esser sicuro che avremo un buon risultato per la Gran Bretagna. La Gran Bretagna ha molti interessi nella Ue e dobbiamo assicurare siano tenuti nel giusto conto”, ha dichiarato il premier David Cameron, annunciando che non avra’ alcuna esitazione, in caso contrario, a mettere il suo veto.

Un copione gia’ visto: della serie ‘Gran Bretagna contro tutti’. Cameron conferma: ”Il vertice Ue di Bruxelles e’ come una partita a scacchi con 26 avversari, non uno solo”. E al suo arrivo al Consiglio Ue, il premier britannico rincara: ”la stabilita’ della zona dell’euro e’ importante, ma e’ importante anche la protezione degli interessi della Gran Bretagna”.

Contro un’Europa a due velocita’ si scaglia la Polonia, ancora per tre settimane presidente di turno della Ue. ”L’Europa e’ di 27 stati membri e non di 17 o di 17+”, ha detto il premier Donald Tusk. ”La crisi sigillera’ la nostra tomba se sceglieremo di abbandonare l’Europa a 27”, e’ la metafora funerea scelta dal primo ministro polacco. Bucarest e Praga sono con Varsavia.

”La Romania non puo’ accettare un’Europa a due categorie”, ha spiegato il presidente Traian Basescu. ”Noi vorremmo partecipare ad ogni decisione della zona dell’euro, perche’ ha un impatto sulla vita del popolo rumeno. La soluzione e’ restare ad un’Europa a 27, non a 17”, ha martellato.

Se le nuove regole sono decise a 17, ”non possiamo immaginare che la Repubblica ceca perda la propria sovranita’ di bilancio e che le regole per la zona dell’euro vengano applicate anche ai paesi al di fuori di Eurolandia”, ha rincarato Petr Necas, primo ministro ceco.

Un ‘no’ deciso alla riforma dei Trattati arriva da Stoccolma: ”non e’ la soluzione che vogliono i mercati. La priorita’ e’ rafforzare il firewall contro la crisi e la speculazione”, ha detto il premier svedese Fredrik Reinfeldt.

Si dichiara aperta all’ipotesi di riforma, la premier danese Helle Thorning-Schmitdt, che dal primo gennaio sara’ la nuova presidente di turno dell’Unione. Ma a due condizioni: ”purche’ sia parte della soluzione alla crisi e si proceda a 27”, precisa il primo ministro.

La Danimarca, come la Gran Bretagna e in parte la Svezia, ha l’opt out su tutte le questioni dell’euro dal 23 settembre del 2000, quando un referendum popolare sanci’ la non adesione alla moneta unica.