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Gran Bretagna, boomerang elezioni per Theresa May. Inventate per più voti, ne avrà di meno

Gran Bretagna, boomerang elezioni per Theresa May. Inventate per più voti, ne avrà di meno

Gran Bretagna, boomerang elezioni per Theresa May. Inventate per più voti, ne avrà di meno (foto Ansa)

ROMA- Gran Bretagna domani 8 giugno vota. Non era scritto in nessun calendario istituzionale e politico dovesse votare, queste sono elezioni non solo anticipate rispetto alla scadenza ma addirittura inventate d’improvviso da Theresa May. Non era scritto nel calendario ci fossero queste elezioni, erano “scritte” solo nella testa della May. Scritte d’improvviso, come un’illuminazione.

Illuminazione che sta già risultando e con i risultato del voto sempre più risulterà un abbaglio, un miraggio, quasi un’allucinazione politica. Theresa May ha portato la Gran Bretagna ad elezioni anticipate perché convinta e sicura di non avere nessuna difficoltà a raccogliere più voti e soprattutto più seggi nel Parlamento inglese. Ha calcolato fosse il momento giusto per chiedere ai britannici: votate per me, soprattutto per me, perché devo avere un Parlamento compatto alle spalle mentre vado a battagliare con l’Europa per la Brexit. “Dobbiamo fare una Brexit che ci conviene, datemi il bastone per mostrarlo alla Ue”, questo il messaggio e la May era sicura avrebbe sfondato in campagna elettorale e nei risultati.

La prima cosa non è successa e neanche la seconda succederà. Anche senza voler prendere i sondaggi della vigilia come vangelo, di certo la May non avrà quel che voleva ed era sicura di avere: più voti e più seggi di prima.

La campagna elettorale ha anzi resuscitato un morto politico, quel Corbyn leader del partito laburista che ha portato e tiene inchiodata la sinistra inglese all’era pre Blair. Le incertezze, le ambiguità, certo legnosità comunicativa della May hanno contribuito, ma probabilmente il “miracolo” di resuscitare il Labour avviene proprio all’atto primo di questa vicenda politica. Il “miracolo” scatta quando la May indice elezioni anticipate dopo aver giurato che mai lo avrebbe fatto e assicurato che non servivano a nulla.

Nella testa dell’elettore britannico in quel momento deve essersi posato un seme che poi germoglierà, quello del sospetto di una inaffidabilità e insincerità della May. Intorno a questo “seme” altro ha lavorato contro la May. Uno strisciante, se non pentimento, dubbio sulla convenienza e utilità reale della Brexit e la sensazione che la linea May “Brexit hard” sia un po’ spaccona e un po’ autolesionista. E il riaffiorare recentissimo della più che imbarazzante circostanza per la cui al May ministro degli Interni nel passato governo tagliava e toglieva alla grande personale e soldi alle forze di sicurezza, nella Gran Bretagna sotto attacco jihadista…

Quindi anche se arriverà prima con il suo partito conservatore, la May ha lanciato elezioni che per lei sono boomerang politico, le tornano con violenza sul capo. Era andata per suonare e sarà “suonata” dai risultati. I Conservatori della May partivano con un vantaggio di 25 punti percentuali sui laburisti e i liberali alla prima rilevazione quasi non risultavano. Alla vigilia del voto laburisti e conservatori sono quasi alla pari e i liberali si vedono eccome.

Il sistema elettorale britannico fortemente maggioritario darà vita a un parlamento che non riflette questo appaiamento (nei collegi vince chi ha un voto un più e il secondo non vince nulla). Però la May anche se avrà la maggioranza non avrà la grande maggioranza che voleva, il motivo per cui si è inventata queste elezioni. Obiettivo fallito quello della May.

Quali le conseguenze in Europa e nel rapporto Gran Bretagna Usa è presto per dire. Una cosa però si segnala: a giocare d’astuzia e d’azzardo con elettorati ed elezioni anticipate ci si fa spesso male. In fondo la stessa Brexit nasce da una “astuzia” e azzardo di David Cameron: non stava scritto da nessuna parte il referendum brexit o remain, Cameron lo inventò sicuro di vincerlo e di trovare così quella forza che le elezioni legislative non avevano dato a lui e ai conservatori. Una mossa quella di Cameron così astuta che oggi lui fa il privato cittadino e ha chiuso con la politica e la Gran Bretagna è fuori dall’Europa, magari pure un po’ pentita.

Ecco, quella della May sembra e si annuncia proprio come una “astuzia” ravvicinata dello stesso tipo.

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