Gran Bretagna pentita e prigioniera Brexit. Macron: più 100 euro salario minimo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 dicembre 2018 8:54 | Ultimo aggiornamento: 11 dicembre 2018 8:54
Gran Bretagna pentita e prigioniera della Brexit. Macron: più 100 euro salario minimo

Gran Bretagna pentita e prigioniera Brexit. Macron: più 100 euro salario minimo (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Gran Bretagna pentita e prigioniera della Brexit. Non c’è oggi nel Parlamento britannico nessuna maggioranza se non quella per dire no al piano May di una Brexit la meno peggio possibile. Infatti la May ha rinviato il voto che avrebbe sicuramente bocciato lei stessa e l’accordo con la Ue da lei proposto. Ma, tolto questo no, il parlamento britannico non sa cosa fare e cosa dire. Non c’è maggioranza per sfiduciare la May. Non c’è maggioranza per nuove elezioni. Non c’è maggioranza per una Brexit a muso duro con la Ue e costi quel che costi. Non c’è maggioranza per un nuovo referendum su lasciare o restare in Europa.

E quel che non c’è in Parlamento non c’è nel paese, tra la gente, nell’elettorato: non c’è maggioranza per nulla di chiaro e netto. Il paese mostra di non sapere cosa vuole e cosa può volere. Ha preso atto, questo sì a maggioranza, che la Brexit non è e non sarà un buon affare. ha preso atto che sarà un danno se non un salasso economico. Ma Brexit è stata decisa da un referendum e da un referendum non si torna indietro. Senza contare coloro, oggi minoranza, che pur di sbarrare le frontiere agli stranieri, considerano il danno economico un giusto prezzo.

Brexit dunque che costa e sarà un danno, altro che portare nuova salute economica e soldi in tasca come si credeva ingenuamente in campagna referendaria e come oggi non si crede più. Brexit che la Gran Bretagna non sa come fare. Brexit di cui la maggioranza della popolazione oggi si mostra pentita nei sondaggi (53% oggi si dice per il remain). Brexit di cui il paese e le istituzioni e il governo sono di fatto prigionieri. Non riescono ad uscirne. E rischiano di uscirne non solo con un calo del Pil ma con nuove elezioni i cui vincitori potrebbero essere la padella di un Labour tutto tasse e spesa pubblica secondo modello Corbyn (una sorta di Camusso premier per rapportarlo all’Italia) oppure la brace di un Boris Johnson premier, l’iper destra dei Conservatori, una sorta di Le Pen in pantaloni e salsa britannica.

Macron a Parigi decide di spendere circa 10 miliardi per i francesi. Aumento del salario minimo di 100 euro, portandolo di fatto a sfiorare i 1300 euro mensili. E stop a prelievi sulle pensioni se pensioni fino a 200 euro mensili. E niente tasse sulle ore di lavoro straordinario. E altri sollievi fiscali per chi ha redditi bassi. E’ la risposta del presidente francese a quella che ha definito una “collera giusta”. E’ il massimo sforzo che l’economia e il bilancio pubblico francesi possono fare. Un passo oltre e la Francia dovrà, per finanziare sgravi fiscali e welfare, diminuire servizi sociali. La Francia infatti è uno dei paesi a maggiore pressione fiscale, più dell’Italia. Ma con queste tasse paga infinite garanzie e protezioni a quasi tutti i gruppi sociali e categorie. Tenere tutto insieme spendendo 10 miliardi in più è al limite delle possibilità.