Grecia: aiuti quasi sbloccati o condono? 35 mld alla Spagna, 8mila licenziamenti

Pubblicato il 26 Novembre 2012 8:31 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2012 9:12

ROMA – Grecia: aiuti a un passo, ma Bce e Fmi (e uno studio di un’agenzia governativa olandese lo conferma) ragionerebbero su un più radicale, definitivo condono. Ovvero la rinuncia dei partner europei a metà del debito con la Grecia, unica strada per risollevarne l’economia. La Germania è contraria.  Dopo tre riunioni in due settimane, quella di domani potrebbe essere quella definitiva: almeno per produrre un’intesa a livello europeo da sottoporre poi al Fondo Monetario Internazionale per arrivare al via libera definitivo della nuova tranche di aiuti alla Grecia, che potrebbe però slittare al massimo alla prossima riunione dell’Eurogruppo del 3 dicembre.

Ne è sicuro il ministro francese delle Finanze, Pierre Moscovici, dopo la riunione telefonica di ieri nella quale, assicura, “abbiamo fatto grandi progressi” e gli incontri tecnici degli sherpa che si sono susseguiti nella giornata odierna. “Non posso garantire un’intesa, ma penso che la terza volta sia quella buona”, ha spiegato a una radio francese, sottolineando che “l’Europa si presenta con una posizione comune” e sarebbe “irresponsabile non raggiungere un’intesa, considerati tutti gli sforzi che sono stati fatti da tutte le parti”.

Ottimismo arriva anche dal presidente del Consiglio, Mario Monti, che, intervenendo a Che tempo che fa, ribadisce: ”il peggio e’ passato”, anche grazie a quando, a marzo, ”si è deciso che si possono fare interventi per stabilizzare l’Eurozona”. E, conclude, facendo riferimento proprio al problema della Grecia: “è importante che tutti guardiamo a quel moltissimo che abbiamo in comune, che tende a svanire se guardiamo soltanto al domani”. E proprio domani, nell’Eurogruppo di Bruxelles, potrebbe arrivare la firma su un’intesa – alla quale guardano con apprensione tutti i mercati – che miri a ridurre i tassi di interesse dei prestiti bilaterali concessi alla Grecia, la cessione di una parte dei guadagni realizzati da Bce e banche centrali sui titoli greci nei loro portafogli, oltre all’utilizzo del fondo Efsf sul mercato secondario per il riscatto del debito greco. Tutte soluzioni sul tavolo da tempo, alle quali nelle ultime ore sembra potersene aggiungere una nuova, decisamente più radicale, ed alla quale si è sempre opposta la Germania: un nuovo taglio del debito greco, anche se a partire dal 2015.

Secondo la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario si tratta di una scelta ormai inevitabile e, dopo una riunione ‘segreta’ fra i ministri delle Finanze europei a Parigi, anche la Germania, con Wolfgang Schaeuble, sembrerebbe ormai rassegnata. Lo scopo sarebbe, da un lato, quello di incentivare Atene a proseguire nelle riforme anche dopo il 2014 e, dall’altro, di riuscire a raggiungere il target di un debito/Pil greco al 70% entro il 2020 (dall’attuale 144%), livello giudicato altrimenti irraggiungibile al momento.

Su questo fronte, arriva anche la sponda dell’Olanda, che con l’agenzia governativa di analisi economiche, spiega come l’unico modo per far ripartire l’economia greca sia quello di ‘condonare’ i debiti greci il prima possibile. Ma secondo Joerg Asmussen, componente del board della Bce che auspica un via libera a livello di eurogruppo della tranche di aiuti da almeno 31 miliardi, il taglio del debito non rientra nelle trattative sul prossimo pacchetto che verrà discusso domani a Bruxelles. Sul fronte spagnolo sembra invece ormai imminente l’arrivo della prima tranche di aiuti al settore bancario, anche se a caro prezzo. Secondo El Pais il 15 dicembre potrebbero venire versati dall’Ue al fondo di salvataggio Frob i primi 35 miliardi dei 100 garantiti a giugno, da girare poi alle banche in maggiori difficoltà. Ma la condizione è quella di procedere a massicci licenziamenti, che per le sole Bankia e NovaGalicia potrebbero riguardare fino a 8.000 dipendenti..