La Grecia vota domenica. A pezzi oggi come 100 anni fa

Pubblicato il 3 Maggio 2012 12:01 | Ultimo aggiornamento: 3 Maggio 2012 14:13

ATENE – “Un Paese oppresso dai debiti e da un’amministrazione corrotta e obsoleta, che sopravvive grazie ai prestiti delle potenze europee”: la Grecia descritta dal giornalista francese Edmond About nel 1858, come ricorda Antonio Ferrari sul Corriere della Sera, non è molto diversa dalla Grecia di oggi.

Un Paese impoverito, infelice, che oscilla tra la crisi economica e i suicidi diffusi. Ma che comunque andrà a votare, in un primo week-end di maggio che sarà freddo nonostante il sole, perché anche il governo che prenderà il posto di quello semi-tecnico dell’ex vicepresidente della Bce Lucas Papademos non potrà risollevare il Paese senza chiedere nuovi sacrifici.

Perché quelle elezioni non miglioreranno, anzi, come sottolinea Ferrari forse peggioreranno la situazione. Dopo quasi cinque anni di recessione gli elettori puntano a punire i maggiori partiti come il Pasok, di centrosinistra, e la Nuova Democrazia, di centrodestra.

Più facile che i voti vadano ai tre partiti della sinistra, i comunisti intransigenti del Kke, i più moderati del Syriza, e i democratici di sinistra di Dimar, oppure alle ali di destra degli ultranazionalisti del Laos, al movimento Greci Indipendenti, ai fanatici e nostalgici di Alba d’Oro.

Chiunque vincerà dovrà comunque proseguire nella politica di tagli e austerity per evitare la bancarotta e non destare l’ira di Bruxelles. Poco importa che l’anno scorso i redditi si siano già ridotti del 25,3 per cento rispetto all’anno precedente. E il futuro non promette nulla di buono: il governatore della Banca Centrale ellenica, Giorgos Provopoulos ha anticipato che per l’anno in corso la recessione toccherà il 5 per cento, mentre per una prima, limitata ripresa economica si dovrà attendere almeno la fine del 2013.

La Banca Centrale di Atene ha anche previsto un’ulteriore riduzione dei redditi del 20 per cento nel 2013-2014, e nessun miglioramento nel tasso di disoccupazione, che resterà oltre il 19 per cento.

Del resto lo scriveva già About cent’anni fa: “la Grecia è in bancarotta sin dal giorno della sua nascita”.