La Grecia dice sì all’austerity: la giornata terribile di Atene

Pubblicato il 13 Febbraio 2012 0:02 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2012 9:49
Scontri e molotov davanti al Parlamento ad Atene24

Parlamento di Atene (Foto LaPresse)

GRECIA, il Parlamento ha approvato il piano sulla austerity.

Il piano è stato approvato con 199 Sì e 74 No. I parlamentari presenti al voto erano 278.

I due partiti greci che sostengono il governo del primo ministro Lucas Papademos hanno espulso questa notte oltre 40 deputati che hanno votato ‘no’ al piano di austerity appena approvato dal Parlamento. Il partito conservatore Nuova Democrazia ha annunciato di avere espulso 21 dei suoi 83 deputati, mentre il partito socialista Pasok circa 20 su un totale di 153.

Il drammatico voto (c’erano 278 deputati presenti) al termine di ore di dibattito, è avvenuto in un edificio assediato da migliaia di manifestanti e da violentissimi scontri tra polizia e gruppi di Black Bloc, che nel corso della protesta hanno dato alle fiamme palazzi, cinema, bar e banche. Mai ad Atene, una città che ha conosciuto molte dimostrazioni violente, una protesta aveva avuto conseguenze così devastanti. I palazzi ardevano ancora, a notte tarda.

Il voto era stato preceduto dagli interventi dei massimi leader politici, da Giorgos Papandreou (Pasok) a Antonis Samaras (Nea Dimokratia), che avevano lanciato forti appelli alla compattezza e al Sì alla legge che contiene i tre articoli (misure di austerità, via libera a negoziato per riduzione debito, ok alla richiesta del prestito).

A chiudere il dibattito, prima del voto, è stato il premier Lucas Papademos, che ha innanzitutto condannato le violenze affermando che “il vandalismo e la distruzione non hanno un posto nella democrazia”, ha invitato tutti alla calma. “E’ l’ora delle decisioni”, ha poi affermato il premier, aggiungendo che “abbiamo davanti un piano che ci aiuterà ad uscire dalla crisi economica”.

Il premier aveva ripetuto che una decisione sbagliata del voto sul piano avrebbe portato a un “catastrofico default, all’isolamento e all’uscita dall’euro”. Papademos aveva quindi notato che “la ragione principale di questa crisi è che lo stato greco, per molti anni, ha speso più di quel che incassava”.

Non sono note nel dettaglio le misure di austerità: nel piano ci sono di certo il taglio di 15.000 addetti nel settore pubblico, liberalizzazioni delle leggi sula lavoro e taglio dello stipendio minimo da 751 a 600 euro al mese, mandato per il negoziato con le banche per il taglio del debito. Il voto apre la strada a quei 130 miliardi, senza i quali la Grecia non potrebbe pagare il prossimo 20 marzo gli interessi sul debito, che ammontano a 14,5 miliardi. Ma anche alla possibilità di usufruire di 35 miliardi di prestiti dal fondo temporaneo salva-Stati Efsf, che andranno ad aggiungersi ai 4,5 miliardi dei ricavi dalle privatizzazioni e ai risparmi.

Negli ultimi due anni, ha quindi aggiunto, la Grecia ha riguadagnato un terzo della produttività che aveva perso negli ultimi dieci anni. E ha ribadito che, se verranno attuate le misure e avviate le riforme, la Grecia dovrebbe tornare a crescere nella seconda metà del 2013. Intanto nella capitale greca si rincorrono voci su un possibile, imminente, rimpasto di governo.

Leggete qui: La rabbia in piazza ad Atene: applausi ai black bloc.